19 dicembre 2011

No.6 CAP 18 ITALIANO

VOLUME 4
Capitolo 3
Blackout
Sei giunto qui da me
poiché mi ero assopita
tormentata da pensieri d'amore?
Se avessi saputo che stavo solo sognando,
Non mi sarei mai risvegliata.
-Ono no Komachi [1]
 “Dovresti scrivere una lettera” disse Nezumi, senza sollevare il capo dal suo libro.
 “Una lettera...per mia madre?”
 “Se hai altri corrispondenti, allora anche loro”
 “Le consegnerai tu?”
 “Lo farà lui” Un piccolo topolino si trovava appollaiato sul ginocchio di Nezumi, leccandosi i baffetti.
 “Grazie, Amlet”
 “Non hai bisogno di ringraziarlo. Ogni volta che va da tua madre, si rimpinza di pane gustoso. È più che ben disposto”
 Shion scrisse poche parole su di un ritaglio di carta. Una ventina di lettere. Una sola frase. Quali sentimenti avrebbe istillato in loro?
 Terminato di scrivere, inserì il pezzetto di carta in una capsula. Amlet la prese nella sua bocca e schioccò leggermente la coda. Con un colpo secco Nezumi richiuse il suo libro. Era un bellissimo libro rilegato in azzurro, con petali di fiori bianchi disseminati per la copertina. Shion decise di chiedergli di che libro si trattasse.
 “Cosa stavi leggendo?”
 “Un'antica storia di un paese molto, molto lontano, ai confini della terra. Un racconto molto antico”
 “Un mito?”
 “Un storia che parla di esseri umani” Nezumi si alzò in piedi e ripose il libro nello scaffale. La camera zeppa di libri era calda, grazie alla vecchia stufa. Era differente da quando viveva nel lussuoso quartiere di Cronos in No.6, dove, protetto da un sistema di controllo atmosferico, era immerso nella giusta temperatura ed umidità indipendentemente dalla stagione, ora del giorno o temperatura esterna. In questo luogo, un ambiente simile era insperabile, ma trovava l'incostante calore di questa stanza molto più confortevole di qualunque calore artificiale controllato da macchine. Se sentiva freddo, gli sarebbe bastato mettersi addosso una coperta ed avvicinarsi alla stufa. Quando sentiva caldo, quello che doveva fare era allontanarsi dalla stufa e sfilarsi il cappotto. Niente di più facile. E non ne era mai stato a conoscenza. Era qualcosa che aveva imparato lì, in quella stanza.
 “Dimmi...” cominciò Shion, mentre si versava una tazza d'acqua calda che bolliva al di sopra della stufa. “Fa tanto caldo qui in estate?”
 Nezumi si rivolse verso di lui dallo scaffale, restringendo gli occhi.
 “Perché mi domandi dell'estate?”
 “Beh, voglio dire...immagino che essendo un sotterraneo dovrebbe essere abbastanza fresco e visto che non ci sono libri ammuffiti, probabilmente non diventa nemmeno così umido... ma mi domandavo se si stesse bene”
 “Non male. Certamente meglio dell'hotel di Inukashi”
 “Ma come potremmo fare con la stufa?”
 “Huh?”
 “In inverno va bene usarla in questo modo, ma dubito che in estate vada bene, no? Però, quale altro modo resterebbe per cucinare? Anche bollire l'acqua sarebbe difficile” Disse porgendo una tazza d'acqua bollente a Nezumi. Si trattava dell'unica bevanda disponibile in quel luogo.
 “Mi stai dicendo che ti stai preoccupando adesso di come mangiare in estate?”
 “Non sono preoccupato, mi stavo solo chiedendo come...oh! Si potrebbe cucinare fuori. Accendere un fuoco e cucinare lì sopra il cibo”
 “Beh, quello sarebbe un metodo”
 “Ahh, capisco” mormorò Shion soddisfatto. “Oh, ma se piove dev'essere una seccatura”
 “Shion” Nezumi sollevò leggermente la sua tazza. Shion poteva vedere un paio di occhi grigi che lo fissavano attraverso il vapore che si levava.
 “Pensi di restare qui anche in estate? Voglio dire, pensi davvero che potrai farlo?”
 “A meno che tu non mi sbatta fuori”
 “Non sono così spietato. Potrai restare qui finché lo desideri”
 “Grazie. Mi sento sollevato”
 “Estate, huh” disse Nezumi pensieroso. “Mi domando come sarà. Non ho mai pensato al futuro con tanta lungimiranza...Mi domando se sarai ancora qui”
 “È quello il mio piano”
 “Vivo, intendi? O con le sembianze di un grazioso mucchietto d'ossa in qualche urna o qualcosa di simile?”
 “Nessun osso. E preferirei anche non trovarmi con quintali di terra sopra la mia testa”
Desidero incontrare l'estate come un essere vivente, al tuo fianco. Desidero vivere qui, in questa stanza, sepolta da migliaia di libri. Desidero conoscere la sensazione del sudore che scivola giù lungo il mio corpo e gli ardenti raggi del sole che bruciano caldi sulla mia pelle.
 “Nezumi, io voglio vedere l'estate in questo posto”
 “Vivo?”
Vivo”
Un desiderio modesto. Ma dalla difficile realizzazione” Poggiandosi contro lo scaffale, Nezumi cambiò bruscamente argomento. “Shion, pensi che la confusione all'interno della città centri qualcosa con le vespe parassite?”
 Shion si sedette al pavimento, sollevando un ginocchio. Un topolino vi si arrampicò in cima. Era un terzo topolino, quello che Shion aveva nominato Tsukiyo dal colore oscuro del suo pelo. [2]
Sì, lo credo. Non per citare le parole di Fura-san, ma trovo difficile a credersi che all'interno di No.6 una malattia sconosciuta possa cominciare a diffondersi all'improvviso”
Ah sì? Ma potrebbe essere stata causata da un nuovo virus. Una trasmissione attraverso virus patogeni emergenti. Non è impossibile, no?” [3]
 Nel 1980, l'Organizzazione Mondiale della Sanità annunciò il completo debellamento del virus del vaiolo. Negli anni a seguire, una continua serie di virus sconosciuti all'umanità cominciarono a fare la loro comparsa.
 Ebola, HIV, il Sin Nombre, il virus Nipah, la febbre di Lassa, l'Hantan virus...per riferirsi a quei virus che continuavano ad insorgere, le persone iniziarono ad utilizzare il termine iponimo di “patogeni emergenti”
 Shion scosse la testa in disaccordo.
Io non credo si tratti di un virus”
E perché no?”
Originariamente i virus patogeni emergenti erano occorrenze naturali di parassiti presenti in animali che vivevano nelle foreste tropicali. I virus probabilmente cominciarono ad emergere dalle remote profondità della giungla a causa della deforestazione...è in questo modo che l'umanità è entrata in contatto con essi. Quello che voglio dire è che quei virus non sono usciti dalla foresta camminando con le proprie gambe; è stato il risultato dell'umanità che ha varcato il loro territorio. Ma No.6 è differente. No.6 è chiusa, isolata. Si circonda delle sue mura e rifiuta di mescolarsi con altri reami. Le autorità controllano ed ispezionano ogni piccola cosa che attraversa i suoi cancelli, fino alla scala nanometrica. Reputo impossibile che un virus possa entrare dall'esterno”
Sei incredibilmente sicuro di te quando si tratta di questo genere di argomenti, non è vero?” disse Nezumi acidamente. “Tuttavia ci sono tipi come quel donnaiolo che vengono nel West Block in segreto. Potrebbe aver contratto il virus proprio qui. È possibile, no?”
In tal caso sarebbero dovuti comparire pazienti anche nel West Block. Considerando la densità della popolazione di questo luogo, avrebbero dovuto essercene il doppio, se non il triplo...persone crollate all'improvviso, che registravano sintomi che nessuno aveva mai visto prima. Se una situazione simile si fosse verificata per davvero, sarebbe stato sbarrato ogni cancello. Nessuno sarebbe in grado di entrare o uscire dalla città”
Quindi rimani fedele alla teoria della vespa parassita”
Nezumi, l'ho visto con i miei stessi occhi. Yamase-san svenire, invecchiare e morire proprio davanti ai miei occhi. Dopo di che, una vespa è comparsa fuori dal suo...la base del suo collo...dal suo corpo. Si è trattata di una morte innaturale. Non posso pensare a nessun'altra causa. In quanto sta accadendo in questo momento all'interno della città, devono essere coinvolte le vespe parassite”
Ma queste vespe da dove sarebbero saltate fuori? Come può un insetto di diversi centimetri riuscire ad entrare in quella Città Santa capace di eliminare virus visibili solo con un microscopio ad elettroni? Non si tratta di normali vespe. Si impiantano nei corpi della gente ed uccidono il loro ospite. Si tratta di abili assassine...o vespe assassine, dovrei forse dire”[4]
 Nezumi cadde in silenzio. Stringendo delicatamente la tazza con entrambe le mani, fissò Shion negli occhi.
Shion...stai pensando quello che penso io?”
Probabilmente”
Dillo”
 Sentiva la gola asciutta. Tanto asciutta da dolergli. Shion bevve un sorso di acqua calda, deglutendo lentamente.
Le vespe non sono arrivate dall'esterno”
 Prese un secondo sorso d'acqua.
Si trovavano all'interno di No.6 per tutto il tempo”
Anche Nezumi portò la tazza alle labbra. Probabilmente anche la sua gola era secca.
Hai detto qualcosa di simile anche in precedenza...che potrebbe essere stata originata all'interno del Parco Forestale. Hai detto che in qualche modo il sistema amministrativo si sarebbe lasciato sfuggire il mostro alla sua nascita”
Già” convenne Shion. “Voglio dire, vedendo come si siano verificate già due casualità all'interno del parco, incluso Yamase-san, ho pensato...ma è troppo surreale...”
In altre parole, intendi dire che normali vespe che vivevano all'interno della città si sarebbero tramutate all'improvviso in vespe mangia-uomini. Sarebbe quella che chiamano 'mutazione'?”
Tuttavia si tratterebbe di un tipo di mutazione mai registrata prima. Ma il fatto che siano ancora attive con questo freddo...è qualcosa impossibile in natura”
 Se era impossibile in natura. Allora forse...
Impossibile” mormorò Shion tra sé. “Come può essere...”
Thunk. Un rumore sordo. Una tazza sfiorò il braccio di Shion mentre cadeva, rimbalzando su di un libro e rotolò al pavimento.
Huh?”
 In un angolo della sua visuale, Shion poteva vedere Nezumi cadere in avanti. Lo aveva visto accasciarsi gradualmente sulle sue ginocchia, come a rallentatore.
Nezumi!” Shion si lanciò in avanti per afferrare il corpo cadente nelle sue braccia. “Nezumi! Resisti!”
 Nezumi era pesante, completamente privo di forze. Non riusciva nemmeno a reggersi in piedi. Shion non riusciva a crederci. La sua mente si fece completamente vuota...non poteva pensare a nulla. Non poteva prendere alcuna decisione razionale. Non poteva prendere azioni appropriate.
Nezumi, Nezumi!” Continuava a chiamare il suo nome disperatamente, stringendolo forte a sé. Sentiva il corpo tremante sotto le sue dita. Attraverso le dita di Nezumi, che si copriva il volto con le mani, poteva sentire i suoi lamenti.
Fe-fermatela...”
Nezumi, cosa c'è? Resta con me, Nezumi!”
Ferm- chi... di chi...” le dita di Nezumi si aggrapparono al braccio di Shion, affondando in esso. Tremavano violentemente.
 Shion scivolò sull'acqua versata, accasciandosi al pavimento con Nezumi ancora tra le braccia. Una pila di libri cadde a terra ed i topolini terrorizzati corsero fuori dalla sua visuale.
Nezumi, cosa c'è? Dimmi, cosa ti succede...”
Riprenditi. Devi calmarti. Disse a se stesso. Ma completamente immobilizzato dalla paura, anche il suo stesso corpo stava tremando. Nezumi. Non dirmi...non anche tu...
 Avrebbe visto una vespa divincolarsi fuori dal suo corpo. Sarebbe strisciata fuori, facendosi strada attraverso la sua pelle liscia. Se...se fosse successo...
No!”
No. No. No. No. No. Non potrei sopportarlo. Se dovessi perderti in questo momento, non sarei in grado di mantenere la mia sanità mentale. Impazzirei completamente. Il mondo si capovolgerebbe alla rovescia.
No. No. No.
 La confusione fomentava ancor di più la sua paura, rallentando i suoi processi mentali fino a fermarli.
No. Questo è troppo. Cosa devo fare? Qualcuno...qualcuno, vi prego...
 Il corpo di Nezumi cominciava a scottare, il suo sudore bagnava le mani di Shion.
...Shion...” Nezumi chiamò debolmente il suo nome attraverso i gemiti. “...aiutami...”
 Shion si sentì come schiaffeggiare dolorosamente. Era completamente cosciente adesso.
Devi muoverti. Datti una mossa, invece di piangere e singhiozzare. Non sei capace di fare altro all'infuori di tenerlo tra le tue braccia?
 Si morse le labbra, convogliando tutta la sua forza nelle braccia. Distese Nezumi sul pavimento e gli strappò la camicia, posandogli una mano alla base del collo. Era fradicio di sudore, ma non vi erano anomalie. Non vi erano macchie né protuberanze. Ascoltò il battito del suo cuore, premendo l'orecchio contro il petto di Nezumi. Ne misurò le pulsazioni. Erano più veloci del normale, ma non sembravano irregolari. Non vi erano segni di problemi respiratori né di vomito. Non c'era pericolo di soffocamento. E la sua coscienza?
 Shion strinse leggermente la mano di Nezumi, avvicinandosi a lui.
Nezumi, riesci a sentire la mia voce?”
Ascoltami. Lascia che la mia voce ti raggiunga. Apri gli occhi e rispondimi.
Io ti aiuterò, ti prometto che lo farò”
Questa volta io ti aiuterò. Quindi ti prego. Dammi una reazione. Voglio che tu mi risponda. No...io so che tu mi risponderai. Devi farlo.
 “Nezumi!”


 “Si tratterebbe di un tipo di mutazione mai registrata prima. Ma il fatto che siano ancora attive con questo freddo...è impossibile in natura” Shion si mangiò improvvisamente le parole, cadendo in silenzio, lo sguardo rivolto verso il basso. Sembrava come se stesse cercando di calarsi in uno stato contemplativo.
Immagino sia meglio non disturbarlo.
 Pensò Nezumi tra sé mentre prendeva un sorso della sua acqua bollente. Ad ogni modo, la giornata era terminata. Non poteva prevedere quello che sarebbe accaduto all'indomani. Il che rendeva ancora più insensato deprimersi in preda alla paura o prepararsi mentalmente al domani. Lui non credeva in nessun Dio. Era consapevole fino al midollo di quanto banale una parola come “fato” suonasse. Non aveva mai pensato di affidarsi ad una parola simile. Non si sarebbe lasciato spazzare via dalla corrente. Se si fosse arreso e avesse smesso di combattere, l'unica strada che gli sarebbe rimasta era quella di andare a fondo. Sarebbe precipitato verso la morte o qualcosa di ancora peggiore.
 Per questo avrebbe continuato a ribellarsi. Quanti anni erano passati da quando aveva deciso di farlo? Ma avrebbe continuato con la sua battaglia.
 Significava che non avrebbe abbandonato la sua volontà di combattere e che avrebbe continuato a mantenere la sua posizione contro un domani impossibile da prevedere. Significava anche che alcune volte si sarebbe immerso in contemplazione come Shion. Era sicuro che Shion si stesse sforzando e stesse combattendo nel suo modo sincero e singolare. Poteva trattarsi di un metodo maldestro, fuoristrada e poco evoluto, eppure stava comunque combattendo. Aveva preso la propria posizione, a modo suo. Non stava cercando di fuggire dalla battaglia. Non era mai fuggito, nemmeno una volta. Inukashi aveva ragione...Nezumi era rimasto abbastanza impressionato.
 I capelli bianchi di Shion scintillavano d'arancio, illuminati dalla luce della stufa. Non lo aveva mai detto ad alta voce, ma Nezumi amava i capelli di Shion. Pensava fossero molto più belli dei capelli neri che aveva un tempo.
 Avrebbe dato a quei capelli una leggera carezza prima di dirgli che si ritirava per andare a letto. Per il momento si sarebbe fatto da parte, così da non disturbare la battaglia di Shion.
 Allungò la mano.
 Sentì un lampo di luce attraversargli la testa. Il respiro gli si mozzò in gola. Un vento, una turbolenta raffica vorticava all'interno del suo cranio. Il suo corpo fece un passo incerto. Stava cadendo, crollando al pavimento. Sentiva la propria coscienza venirgli portata via.
Nezumi!”
 Sentì Shion gridare. Simultaneamente, una canzone lo raggiunse, scivolando attraverso le sue orecchie. Qualcuno stava cantando. Qualcuno cantava una canzone che risuonava come il mormorio del vento...
Fe- Fermatela...”
 Voleva tapparsi le orecchie, ma le sue mani non volevano muoversi. Si sentiva trascinare via. Che cosa era? Cosa stava accadendo? Un'esplosione di verde si estendeva davanti a lui. Poteva sentire l'umido calore dell'erba. Un caldo vapore si innalzava al cielo, carico dell'odore dell'erba. Numerosi alberi erano accoccolati insieme e felci crescevano fitte. Strati e strati di foglie d'alberi e sottobosco ricoprivano il terreno in ogni tonalità di verde. Poteva sentire una canzone in lontananza. Una canzone? Era una canzone? Sì. Certamente...ma quello che si mescolava con il suo suono... era un ronzio d'ali. Innumerevoli insetti volteggiavano intorno a lui.
 Questo suono, questa canzone, questa scena...le aveva già viste. Da qualche parte...
No, mi sta trascinando a sé.
No!”
 Un grido eruppe. Era il suo? Stava afferrando qualcosa. Sentiva le braccia di qualcuno stringerlo a sé.
 La sua ancora di salvezza. Non avrebbe lasciato la presa, per nessuna ragione.
 Utilizzò tutta la propria forza per affondare le dita.
 La rassicurante sensazione di quel corpo sotto le sue dita riportò la sua coscienza un po' più vicina alla superficie.
Shion.
 Si aggrappò disperatamente.
Shion...aiutami.


 Le porte grigio-blu dell’ascensore si chiusero silenziosamente. Nel momento in cui le loro estremità si unirono, chiudendosi completamente, Fura esalò un profondo sospiro. Gli ufficiali del Dipartimento di Sicurezza che lo affiancavano da entrambi i lati erano immobili come statue.
 "Perché?”
 Sapeva che domandare era inutile, ma non poteva sopportare di restare in silenzio.
 “Perché mi state arrestando?”
 Proprio come aveva immaginato, non ottenne risposta. Pose una seconda domanda.
 “Questo è… il Penitenziario?”
 Le sue ginocchia tremavano così violentemente da riuscire a reggersi in piedi a mala pena. Quella mattina, aveva lasciato la sua casa come tutti i giorni. Sua moglie lo aveva accompagnato alla porta, con il loro figlioletto tra le braccia.
 “L’angolo della bocca deve farti ancora male”
 “Non è nulla. Non si nota neanche”
 “Sei stato uno schiocco, cadere e farti male in quel modo”
 “Non dirlo a nessuno, adesso. Se qualcuno dovesse scoprire che me li sono fatti cadendo dalle scale del parco, mi sentirei così in imbarazzo. Preferirei tenerlo segreto”
 Il volto di sua moglie si fece improvvisamente preoccupato.
 “Fà attenzione. Grazie al cielo si è trattato solo di una piccola ferita, questa volta. Ma ogni volta che penso che possa accaderti qualcosa...mi vengono i brividi”
 “Sta tranquilla, non mi accadrà nulla. Devo andare adesso”
 Aveva baciato sua moglie sulla guancia ed era entrato nell'auto che era venuto a prenderlo dal Dipartimento Amministrativo Centrale. Poco prima di entrare in auto, sua moglie lo aveva chiamato.
 “Caro, te ne ricorderai, non è così?”
 “Ricordarmene?”
 “Del mio ritorno a lavoro. Vorrei che accadesse nel nuovo anno”
 Sua moglie aveva una carriera nel Dipartimento Amministrativo del Traffico. Da quando il loro figlio era stato riconosciuto élite e gli era stato garantito un programma educativo perfetto, la donna aveva espresso il desiderio di tornare al suo posto di lavoro e ricominciare a lavorare.
 In No.6, una madre che desiderava tornare a lavoro, aveva praticamente il centro per cento di possibilità di ricevere supporto per tale obbiettivo. Il diretto superiore di Fura era una donna con due bambini. L'attribuzione di un lavoro, avveniva non in base al sesso ma secondo le abilità individuali.
 “Dovresti cominciare con i preparativi per il tuo rientro. Se c'è qualcosa per cui posso aiutarti, conta pure su di me”
 “Grazie. Sono felice” Sua moglie gli sorrise. Il loro bambino si muoveva tra le sue braccia, scuotendo le piccole braccia verso Fura.
 “Papà, un insetto che vola”
 “Huh?”
 “Un insetto che vola. Un insetto nero”
 “Con questo freddo? Ah ah, per veder volare qualsiasi insetto devi aspettare un po' più di caldo”
 Il sole era alto in cielo, ma soffiava un pungente vento del nord. Nel pomeriggio avrebbe nevicato, probabilmente. Magari oggi torno presto a casa.
Salutò sua moglie e suo figlio con la mano. L'auto proseguiva nella sua strada silenziosamente. Era una mattina come tante. Oltre la ferita sul palmo che pulsava di un sordo dolore, non c'era altro fuori dall'ordinario. Era una mattina come tante altre.
 Qualcosa cominciò a cambiare, attraversati cancelli di Cronos. La sua auto venne fermata da alcuni ufficiali del Dipartimento di Sicurezza e gli venne chiesto di cooperare.
 “Siamo davvero spiacenti. Per ordine del sindaco, ci è stato comunicato un cambio nella sua destinazione” I due uomini indossavano uniformi della divisione di Applicazione della Legge e parlavano in un tono educato ma deciso che non lasciava spazio ad obbiezioni. Fura avvertì un brivido violento percorrergli la schiena. Era un tipo di brivido che non aveva niente a che vedere con il vento gelido che lo stava investendo.
 “Adesso sarà trasferito nell'auto che abbiamo preparato”
 “Dove... siamo diretti?”
 “Il sindaco la sta aspettando”
 “Al Municipio? Allora non c'è alcun bisogno di...”
 “La scorteremo noi lì”
 Entrarono nell'auto del Dipartimento di Sicurezza.
 “Con permesso...” Vuote parole di cortesia furono seguite da qualcosa che gli copriva gli occhi. Una speciale maschera per gli occhi tagliò fuori qualsiasi luce dalla sua visione e Fura si ritrovò immerso in un mondo di oscurità.
 Al principio comparò tale oscurità a quella del West Block, ma cambiò velocemente idea. Era completamente differente. L'oscurità del West Block era più intensa e molto più affascinante. Un'intensa oscurità che sembrava celare qualcosa nelle sue viscere. Poteva sembrare snervante e terrificante, tuttavia se ne sentiva in qualche modo attratto. Era affascinato da quell'oscurità che gli dava la certezza ci fosse qualcosa di misterioso in agguato. Nutriva un forte attaccamento per le donne del West Block, ma aveva attraversato più volte le mura anche per il desiderio di incontrare l'oscurità. Aveva forse tre anni la prima volta che aveva avvertito la sensazione di qualcosa nascosto in un angolo buio del suo cortile. Aveva ricevuto un severo rimprovero dai suoi genitori per averlo detto. Non esiste nulla in questo mondo di cui siamo ancora all'oscuro. Non dire mai più una cosa tanto stupida. Sua madre e suo padre...solitamente così gentili, quasi troppo gentili...avevano entrambi alzato irriconoscibilmente la voce in collera e messo il loro figlio in punizione.
 Da quel giorno, Fura non aveva mai più menzionato la cosa che si nascondeva nell'oscurità. Col tempo, aveva dimenticato l'intera faccenda. Nel West Block aveva incontrato la vera oscurità e ne aveva gioito anche se si stringeva nelle spalle per la paura. Le sensazioni e le memorie della sua infanzia, da lungo sepolte, erano nuovamente riaffiorate. Ne era attratto. Sì, si era sentito certamente attratto da quel luogo.
 Ma sarebbe divenuto una minaccia per la sua vita?
Dunque i miei viaggi verso il West Block sono stati scoperti.
 Ma cosa accadrà adesso? Riscrivere la documentazione è un grave crimine. Se è stato scoperto, non resterà senza gravi conseguenze.
 Sarebbe stato spogliato di ogni qualifica; i suoi privilegi speciali svaniti; sarebbe stato espulso da Cronos.
 Stava immaginando il peggiore degli scenari. Il cuore di Fura si manteneva stranamente calmo. Non sentiva attaccamento verso le sue qualificazioni, per i suoi privilegi o per Cronos...non forte quanto l'attaccamento che provava verso l'oscurità del West Block. Era strano. Si trattava di sensazioni sconcertanti che nemmeno lui riusciva a spiegare.
 Il volto di un ragazzo riaffiorò alla sua mente. Uno strano ragazzino dai capelli del colore della neve. Aveva dichiarato con decisione di non avere intenzione di fare ritorno in No.6.
 Probabilmente aveva potuto dichiarare una cosa simile con tanta fermezza a causa della sua età; era giovane, avventato e non sapeva nulla del mondo. Ma anche così...anche se giovane e sciocco, era possibile rinunciare ad un luogo come No.6 con tanta facilità? Quella era la parte che non riusciva a comprendere.
Ci sta impiegando parecchio.
 Ci stavano mettendo troppo tempo per un viaggio verso il Municipio. Avrebbero dovuto attraversare il centro della città già da lungo tempo ormai.
 “Do- Dove stiamo andando?” la sua voce balbettava nervosamente.
 “Il sindaco sta aspettando”
 “Ma non abbiamo già passato il Moondrop?”
 “Silenzio, per favore. Altrimenti...”
 “Altrimenti, cosa?”
 Udì una risata sommessa. In qualche modo risuonava ancor più terrificante di parole minacciose.
 “Di-ditemi la ragione per cui devo essere scortato...la vera ragione. Vi scongiuro, ditemelo”
 “Silenzio, per favore” disse l'uomo alla sua destra. L'uomo alla sinistra toccò leggermente Fura sulla spalla.

Era passato diverso tempo quando finalmente l'auto si fermò. Una volta arrivati, venne fatto scendere dall'auto e forzato a sedere su di una sedia a rotelle automatica, ancora bendato. Venne condotto attraverso un lungo corridoio. Un posto molto silenzioso. Gli unici suoni che poteva udire erano quelli sommessi del motore della sedia a rotelle. I due ufficiali del Dipartimento di Sicurezza camminavano senza fare rumore, forse grazie a speciali calzature o perché addestrati a camminare silenziosamente. Quando la maschera per gli occhi venne rimossa e fu finalmente libero di sollevarsi dalla sedia, la prima cosa che saltò agli occhi di Fura erano le porte di un ascensore sul punto di chiudersi. Oltre la porta poteva vedere una stanza vetrata piena di uomini e donne in avvolti in camici bianchi.
Un ospedale? No... qualcosa mi dice che non si tratta di...
 Perché mi arrestate?
 Siamo nel Penitenziario?
Le sue domande rimanevano senza risposta.
Ditemi. Qualcuno me lo dica.
L'ascensore si fermò.
 Era sceso...mosso verso il basso.
 Il penitenziario. Il basamento. Un luogo costruito da poco. Un nuovo ascensore.
 Aveva abusato del potere della sua professione per riscrivere le registrazioni personali. Sarebbe stato dichiarato colpevole e ricevuto un severo ammonimento dal sindaco in persona. Ammonimento. Punizione.
 No, non si trattava di nulla di simile. Non avrebbe ricevuto nemmeno la metà di tanta indulgenza.
 Il terrore attraversò il suo corpo, quasi trafiggendolo.
 “Lasciatemi andare!”
 Cominciò a dimenarsi.
 “Fatemi uscire di qui. Lasciatemi uscire”
 All'improvviso avvertì una scossa alla base del collo. Corrente elettrica. Sentì l'intero corpo farsi intorpidito.
 “Ho detto di fare silenzio”
 Udì l'ufficiale del Dipartimento di Sicurezza abbandonarsi all'ennesima risata sommessa.

“Sembra che i preparativi siano terminati” Disse l'uomo col camice bianco mentre si girava. Il sindaco di No.6, il primo della sua generazione, portò alle labbra la sua tazza bianca in porcellana, sorseggiando la bevanda marrone scuro al suo interno.
 “Capisco. Va bene”
 “Hmm? Qualche problema? Mi sembri un po' pallido”
 “Sono stato abbastanza impegnato ultimamente”
 “Sei stanco allora? Non va bene. La spossatezza apre le porte ad ogni tipo di malessere. Ti raccomanderei di essere prudente. Magari più tardi ti prescriverò qualcosa”
 “Te ne sono grato”
 “Il progetto è quasi concluso. E fin quando sarà completo...no, anche dopo la sua conclusione...devi mantenerti in salute. Vogliamo procedere, allora?”
 Il sindaco ripose la tazza. Poteva sembrare una tazza perfettamente ordinaria a prima vista, ma con più attento esame, sul retro del manico erano visibili intricati motivi. Si trattava di un oggetto considerevolmente costoso.
 “Sei sicuro di volerlo fare?” Per un momento l'uomo col camice lo fissò incredulo, prima che le proprie spalle cominciassero a essere scosse da una risata.
 “Certamente”
 “Ma al contrario della ragazza utilizzata in precedenza, questa volta...dimmi, cosa hai fatto di quella ragazza?”
 “Lei? Sta benissimo. Sembra abbia qualche piccolo problema a tornare in sé, ma presto sarà completamente cosciente. È una ragazza molto bella, ammetto di averla presa in simpatia. Ti prometto che la tratterò bene”
 “Sarà stata un élite, ma era ancora una studentessa. Ma l'élite che abbiamo tra le mani questa volta è un lavoratore effettivo”
 “Dato che ha una professione risulterà ancora più utile. In molti modi. Ed inoltre, non si tratta forse di un prodotto difettivo, stando alle tue ricerche? Nonostante giurasse fedeltà alla nostra città, commetteva atti di tradimento”
 “Bene, su questo devo darti ragione...varcava i cancelli per il West Block senza una valida ragione. E recentemente, sembra si sia procurato delle ferite sul volto e sulla mano, probabilmente ricevute anch'esse nel West Block. Ci sono forti sospetti che abbia manipolato i suoi registri personali. Si tratta indubbiamente di tradimento, ma...”
 “Deve essere punito”
 “In un modo simile?”
 “Fennec” L'uomo col camice chiamò il sindaco col suo vecchio soprannome. È stato quest'uomo a soprannominarmi come la piccola volpe del deserto, quando ero ancora uno studente?
L'uomo si fermò davanti al sindaco, posandogli una mano sulla spalla.
 “Fennec, stai per diventare il Sovrano”
 L'uomo dall'alta statura si piegò leggermente in avanti, parlando più velocemente.
 “I tuoi giorni da sindaco, in cui ogni decisione politica doveva essere controllata da qualcun altro, sono giunti al termine. D'ora in avanti, tu regnerai. Potrai finalmente governare queste terre come il sovrano assoluto”
 “Lo so”
 “Allora perché stai esitando? Quale importanza possono avere uno o due prodotti difettosi?”
 “Hai ragione” concedette il sindaco.
 “Ed in più, il suo, potremmo definirlo come un contributo. Sta contribuendo al bene comune. È qualcosa di onorevole anche per l'uomo”
 L'uomo col camice mormorò ancora una volta.
Tu regnerai come il sovrano assoluto.
Il sindaco fece di sì con la testa, raddrizzando le spalle. Andiamo avanti, allora. Disse, accompagnando fuori l'uomo col camice.
La stanza era completamente spoglia. Veniva chiamata Experiment Chamber I. Era circondata da mura di acciaio speciale e priva di finestre, l'unico oggetto presente era una singola sedia. L'uomo col camice picchiettava leggermente le dita su di un pannello di controllo con diverse luci e pulsanti. Le sue sottili dita bianche si muovevano armoniosamente lungo il pannello, seguendo il ritmo come intente a suonare una tastiera. [5]
Tap, tap, tap, ta-ta-tap, tap, tap, ta-ta...
 Si tratta forse di brano musicale? Non importa quante volte lo veda, lo trovo un quadro di comando davvero di cattivo gusto. Somiglia ad un giocattolo fatto male. Non avrebbe potuto farlo assomigliare a qualcosa di più...
“Dunque, Fennec?”
 “Cosa?”
 “In qualità di sindaco, proclamerai la condanna di quest'uomo?”
 “Non ce n'è bisogno”
 “Lo sventurato criminale non comprende nemmeno in che situazione si trova. Guarda quanto è terrificato, pover'uomo. Non lo salveresti?”
 “Salvarlo? Cosa intendi?”
 “Dargli la possibilità di confessare i suoi crimini ed implorare perdono a Dio”
 Il sindaco aggrottò profondamente le sopracciglia.
Eccolo di nuovo, che tira fuori cose strane. Ha sempre avuto queste strane abitudini?
“Tu credi in Dio?”
 “Certo che no. Ma non esistono forse persone che desiderano ottenere la misericordia di Dio prima del loro viaggio, mettersi il cuore in pace?”
 “Può darsi. Ma queste persone non esistono in No.6”
 “Capisco. Non ho detto nulla di offensivo, spero?”
 “Non sei solito fare battute simili”
 “Le mie sincere scuse. Cominciamo, allora”
 Le sue dita, che stavano ticchettando un leggero ritmo solo qualche istante prima, si mossero pigramente per premere un pulsante. Una parte della parete si trasformò in uno schermo bianco, dove stavano prendendo forma diversi numeri e linee.
 “Queste sono le informazioni correnti sul criminale nelle nostre mani. Il suo battito cardiaco, onde celebrali, irrigidimento del tessuto muscolare...qui puoi vedere annotati i dati relativi a ciascuna parte del corpo”
 “Capisco...”
 “In questo momento, quella stanza è sottoposta all'emissione di onde ad una frequenza che supera il livello uditivo umano. Essenzialmente i suoni non sono altro che vibrazioni d'aria. Nell'essere umano, tali vibrazioni sono trasmesse attraverso il timpano, il martello, l'incudine e la staffa, prima di raggiungere la coclea. Lo sapevi, no? Ed il raggio delle frequenze che gli esseri umani sono in grado di percepire...”
 “Non sta cambiando nulla” Fennec avanzò di un passo, guardando con attenzione la scena nella stanza accanto. Non vi era stato alcun cambiamento. L'uomo legato alla sedia, che fissava apprensivamente intorno a sé, aveva diretto lo sguardo verso i suoi piedi.
 “Non c'è bisogno di avere fretta. Sta cominciando. Ma ci vorrà un po' di tempo. Vuoi sederti?”
 “No”
 “Vuoi che ti offra una tazza di caffè allora? Ho qui la miglior miscela di chicchi”
 “Mi stai offrendo del caffè? Qui?”
 “Preferiresti del vino invece?”
 “No...sto bene così”
 “Sembra tu non sia dell'umore per ascoltare le mie spiegazioni”
 “Mi dispiace deluderti, ma non nutro molto interesse negli organi del sistema uditivo”
 L'uomo col camice fece spallucce e cadde in silenzio. Non era accaduto ancora niente.
 “Sei sicuro che non ci sia stato qualche errore?” Borbottò il sindaco in un basso tono di voce.
 “Io? Permettere un errore? Una battuta piuttosto misera anche la tua, Fennec”
 “Ma...”
 Il volto dell'uomo col camice si irrigidì. Il suo volto pallido si fece ancora più bianco ed una vena sulla sua tempia cominciò a pulsare.
 Ah sì...ricordava che quest'uomo odiava la parola “errore” più di qualsiasi altra cosa. La detestava come se avesse avuto il potere di danneggiarlo fisicamente.
 Decise di cambiare argomento.
 “Allora, riguardo gli incidenti accaduti recentemente...sembra si siano calmati un po' per il momento. Non ci sono state altre segnalazioni”
 “Non dovrebbero essercene nemmeno in futuro”
 “Posso contare sulla tua parola?”
 "Certo”
 “Conto su di te allora. Se quelle cose continuassero con le loro attività all'interno della città, le cose sfuggirebbero di mano”
 “Si è trattato di rare eccezioni”
 “E perché queste eccezioni si sarebbero anche solo verificate, in primo luogo? Ed in più, in persone non registrate come campioni”
 “Devono esserci state alcune disattenzioni negli stadi preliminari del progetto. Ma non è nulla di cui preoccuparsi. Rare eccezioni non sono altro che rare eccezioni...Ah...”
 “Hm?”
 “Ci siamo.” L'uomo col camice indicò puntando con la sua mano.
 Il corpo del così-chiamato criminale si era irrigidito sulla sedia, sollevando il petto e tirando in dietro il capo. Scuoteva il capo da un lato all'altro, urlando disperatamente qualcosa.
 “Vorresti ascoltare l'audio?” domandò l'uomo col camice, con un dito posizionato su di un pulsante verde.
 “No, va bene così” rispose velocemente Fennec, scuotendo la testa, facendo comunque attenzione a non mostrare la sua agitazione.
 Se avesse potuto, avrebbe preferito non assistere affatto ad uno spettacolo del genere. Avrebbe preferito lasciare quell'arida stanza e tornarsene al suo ufficio. La mia stanza, al piano più elevato del Moondrop. Squisito arredamento ed un magnifico panorama... indubbiamente, un posto più appropriato per me.
“Guarda, osserva attentamente. Quella cosa sta uscendo” La voce dell'uomo col camice stava tremando. Il suo viso aveva un'espressione sognante. L'uomo sulla sedia aveva smesso di muoversi. Con quanta facilità era stato sconfitto. I capelli dell'uomo erano diventati bianchi. Nevose ciocche ricadute dolcemente al pavimento, come prive della forza di restare ancorate nella propria posizione. Placche senili stavano cominciando a macchiare la pelle traslucida. Fennec riusciva a vederlo persino dalla sua posizione.
 “Ingrandiamo l'immagine. Vedi” l'uomo col camice indicò il monitor col mento. Un'immagine più larga dell'uomo dal capo chino, riempì lo schermo. I suoi occhi erano spalancati, la bocca distorta; aveva il volto di qualcuno che aveva perso la vita ancor prima di riuscire a comprendere cosa gli stesse accadendo. Macchie marroni erano diffuse per tutto il viso, solcato da profonde rughe. I suoi denti, che si intravedevano dalla bocca dischiusa, sembravano sul punto di cadere. Sembrava avesse avuto quasi cento anni. Nonostante ogni suono fosse escluso dalla stanza, per qualche ragione Fennec aveva l'impressione di poter udire il suono di carne umana che veniva divorata.
 La cosa uscì finalmente fuori.
 Delle ali che risplendevano argentee. Antenne. Numerose Zampe che si agitavano freneticamente. Una singola vespa era nata da un corpo umano.
 “Ed adesso procediamo alla cattura” mormorò l'uomo col camice. Il suo volto aveva ancora un'espressione sognante. Una bolla chiara emerse da qualche parte al di sotto della sedia. Si trattava di un robot dalla forma sferica, di circa dieci centimetri di diametro.
 “Successo!” gridò l'uomo con il camice. I suoi occhi brillavano di lacrime di gioia. “Ci siamo finalmente riusciti. Ah, voglio dire...no, questo è solo il primo passo verso il successo. Ma abbiamo fatto un importante progresso, Fennec”
 “Indubbiamente. Congratulazioni”
 “Non è ancora perfetto...no, nemmeno vicino alla perfezione. Ma un successo è sempre un successo. Ancora un po'...ancora un po' e saranno completamente sotto il nostro controllo. Covata, accelerazione della crescita, schiusa e la deposizione delle uova. Riusciremo a controllare tutto. Saremo in grado di comandarle a nostro piacimento. Brillante. Finalmente, finalmente siamo giunti a questo punto”
 L'uomo col camice da laboratorio strinse la mano in un pugno e cominciò a camminare avanti ed indietro per la stanza. Le sue guance erano rosse per l'eccitazione, mentre le labbra avevano perso il loro colorito.
 “Con il nostro ultimo campione, non riuscivano ancora a controllare la fase della schiusa. Con il maschio del caso indice e l'impiegato dell'Amministrazione del Parco, il massimo che siamo riusciti a fare è stato predire il periodo di schiusa. Quanti mesi sono passati da allora? Nel giro di pochi mesi, siamo riusciti a giungere fino a questo punto. Ah, è come se tutte quelle lunghissime ore fossero state solo un sogno. Ora che siamo arrivati fin qui manca pochissimo ormai. Ancora pochissimo...” [5]
Si dice esista una linea sottilissima tra genio e follia. Non avrei potuto dirlo meglio.
Fennec distolse lo sguardo dall'uomo che borbottava tra sé camminando nella stanza e rivolse lo sguardo oltre la parete, all'interno della Camera degli Esperimenti. Pensava che “Camera per le Esecuzioni” sarebbe stato un nome più appropriato.
 Il corpo era sparito, trasportato fuori in direzione della camera delle autopsie. La sedia era stata rimossa automaticamente e l'intera stanza si presentava adesso come uno spazio arido e spoglio. Non era rimasta alcuna traccia del passaggio della morte. Era uno spazio vuoto.
 “No, no, non posso indugiare nella mia felicità. Solo perché ora riusciamo a controllare perfettamente la schiusa, non vuol dire che siamo liberi dai problemi. Certamente...non significa che siamo privi di problemi, adesso. Ah sì, ci resta ancora un problema bello grosso. Ora, appunto per risolverlo...Fennec!”
 La voce dell'uomo era incrinata per l'eccitazione mentre pronunciava il soprannome del sindaco. L'irritazione si trasformò in un ago che punzecchiava fastidiosamente la sua pelle.
 “Cosa?”
 “Mi servono persone”
 “Campioni, intendi?”
 “Anche loro”
 “Di che tipo? Quanti te ne servono?”
 “Questa volta, il tipo non è importante. Voglio numeri”
 “Devono essere cittadini?”
 “Non importa. Mi serve la quantità, non qualità. Numeri, Fennec”
 “Perfetto. Ho guarda caso in programma una Pulizia”
 “Brillante! Ne vorrei una preso, se possibile. Ed anche forza lavoro”
 “Forza lavoro...”
 “Mano d'opera capace. Ho bisogno di staff che diventi l'estensione del mio stesso braccio, ma che sia dotata anche dei più alti livelli d'intelligenza”
 “Le persone che hai a disposizione attualmente non sono sufficienti?”
 “Lungi dall'esserlo. Ho bisogno di più individui intelligenti”
 “Questo sarà difficile” disse il sindaco con esitazione. “Siamo in carenza d'élite, a dire il vero. Se ne trasferissi ancora, saremmo in grave carenza in tutti i campi”
 “Voglio che assegni alla faccenda la massima priorità” urlò l'uomo col camice. Allo stesso tempo, la luce sul muro lampeggiò.
 “I preparativi nella camera delle autopsie sono completati. Ora devo andare. Cosa farai tu?”
 “Torno al Moondrop”
Dopotutto quello è il posto più appropriato per me.
“Capisco. Conto su di te, allora. Sia per i campioni che per la mano d'opera”
 Una sezione del muro si aprì strisciando silenziosamente e l'uomo col camice bianco uscì dalla stanza.
Ho davvero bisogno di lui?
Il dubbio era affiorato improvvisamente nella sua mente, talmente improvviso, che aveva dovuto afferrarsi il petto per calmare il respiro agitato.
Ho davvero bisogno di lui in questo luogo? Questo progetto sarà davvero necessario? Non potrei dominare su queste terre senza dovermi affidare a lui o al suo progetto?
Prese un paio di respiri profondi per ripristinare il normale respiro. Fissò lo spazio vuoto davanti a lui.
Come posso liberarmi dell'uomo giustiziato?
Pensò.
 Invece di rendere pubblica la sua morte come causata da una malattia, cosa sarebbe avvenuto se avesse annunciato che si era trattata di un'esecuzione? Avrebbe mostrato in lungo e in largo, avrebbe reso noto a chiunque cosa accade a coloro che infrangono le leggi della Città Santa di No.6; coloro che provavano ad ingannarla; alle persone che reagivano e rifiutavano di sottomettersi obbedienti. Non avrebbe permesso nemmeno ad una ciocca di capelli di ribellarsi a lui. Avrebbe reso chiaro il concetto. Avrebbe rinforzato la sua influenza. L'avrebbe rafforzata al punto da renderla chiara a chiunque. Chiunque fosse stato sospettato, sarebbe stato arrestato e portato via. Se le circostanze l'avessero richiesto, avrebbe potuto chiudere persino il congresso.
 Qualcosa di simile sarebbe potuta davvero accadere? I cittadini avrebbero potuto davvero ribellarsi? Si trattava di persone vissute per la loro intera esistenza lontane da qualcosa come proteste o rivoluzioni: potevano essere anche solo in possesso di qualche idea o metodo per protestare? Oserebbero mai i miei adorati cittadini, fedeli come cani e mansueti come gattini, inviare una ricusa contro il mio nome?
Le sue labbra si incurvarono ed una piccola risata sfuggi da esse.
Impossibile.
 É impossibile che possa accadere una cosa simile. Davanti al potere chiunque si farebbe piccolo piccolo, si prostrerebbe a terra e mi obbedirebbe ciecamente.
“Signor Sindaco, è quasi ora della sua riunione” la voce della sua segretaria lo informò attraverso un altoparlante incastonato nello stemma cittadino.
 “Molto bene”
 “Un auto la sta attendendo”
 “Arrivo”
Non c'è bisogno di scaldarsi troppo. Siamo giunti fino a questo punto. Non c'è nulla di cui essere tanto eccitati. Farò in modo che le cose procedano discretamente ad arte.
Si avvicinò al muro e la porta si aprì. Poteva vedere il corridoio debolmente illuminato dall'altra parte. Anche questo era argentato, come l'intero edificio. [7]
Fine capitolo
note:
 [1] La traduzione l'ho fatta io dall'inglese.. ho cercato una traduzione italiana ma suonava abbastanza diversa. Quindi eccole entrambe.
p.s. Questo è il testo inglese da cui l'ho tradotta:
Did you come to me
because I dropped off to sleep,
tormented by love?
If I had known I dreamed,
I would not have awakened.
 Questa invece è la traduzione da wikipedia:
Kokinwakashū, XII:552
Ero assorta in pensieri d'amore
quando chiusi gli occhi?
Lui comparve.
Se avessi saputo che era un sogno
non mi sarei svegliata
[omohitsutsu / nureba ya hito no / mietsuramu / yume to shiriseba / samezaramashi wo]
fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Ono_no_Komachi
p.s. C'era una doujinshi con questo testo... *-*
 [2] penso sia superfluo scriverlo, ma dato che nella traduzione è riportato... Tsukiyo= notte illuminata dalla luna.
 [3] qui potebbe esserci della nomenclatura scientifica. Io provo a cercare in giro su internet, ma se commetto errori non è colpa mia... p.s. Per capire che “emergent viruses “ dovevo tradurlo “patogeni emergenti” ce n'è voluto u.u
 [4] perdonatemi, non sono riuscita a tradurre il gioco di parole...
Nezumi dice “They're skilled hitmen―or hitwasps, I should probably say”
hitman sta per assassino, omicida, sicario, killer, uccisore... ma non trovo termini che abbiano all'interno la parola uomo da sostituire con vespa....
lo giuro, mi sono scervellata ma l'unica cosa che mi è venuta in mente è un'oscenità obbrobriosa come vespassine >>
XD" Si tratta di abili assassine – o vespassine, dovrei forse dire.” muahahah, dovevo lasciarlo così!!!
 [5] stanza degli esperimenti l'ho lasciata in inglese perché trovo orribile "prima stanza degli esperimenti", o I stanza degli esperimenti, o stanza degli esperimenti numero 1 o simili >> e poi sono piiigra.
 [6] "Con il maschio del caso indice" Secondo la traduttrice inglese, qui per maschio usa un termine che si usa di solito per indicare gli animali.
 [7]Bhoo, l'ultima frase è "It, too, was silver." -- quel too, cosa è? Penso si riferisca al fatto che il palazzo municipale sia chiamato Moon Drop perché è argentato (se non ricordo male), ma non ne sono certa.


7 commenti:

  1. la citazione iniziale, avevo scritto che c'era una doujinshi con quella frase. Eccola:
    http://i-can-always-buy-a-fez.tumblr.com/post/8592980756/did-he-appear-because-i-fell-asleep-thinking

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  2. Grazie infinite per le tue traduzioni. Ne approfitto per augurarti un buon 2012. Francesca / Livorno

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  3. Ti ringrazio. Auguri anche a te^^

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  4. La crudeltà degli scienziati è veramente allucinante; per il gusto della ricerca,per la malsana curiosità sarebbero capaci e lo sono, di tutto.
    Basti pensare a quanti nuovi virus hanno creato gli scienziati.
    Come se non ce ne fossero abbastanza in giro!
    Bleah!
    Questo capitolo ha uno strano andamento, Prima Nezumi e Shion parlano insieme, poi Shion pensa.
    Nezumi pensa/soffre.
    Si passa al laboratorio dello scienziato.
    Sembra quasi scritto alla svelta, spezzato senza un reale motivo, disarmonico.
    Strano!
    Sempre grazie per il tuo lavoro!

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    1. si, è l'unico capitolo che ho visto fino ad ora in cui è presentata la stessa scena da due punti di vista differenti, ed effettivamente ti fa notare come la funziona la realtà, quello che passa per la mente di una persona è differente rispetto a cosa pensa un'altra, anche se stanno avendo la stessa conversazione. E il pezzo finale, quello dell'uccisione di Fura... la parte iniziale del capitolo parlava di speranza, l'estate, il voler essere ancora vivi insieme... poi all'improvviso Nezumi sviene, proprio quando un attimo prima lo stesso Nezumi gli stava dicendo che non era saggio pensare al domani, quando non si è sicuri nemmeno di poter essere ancora vivi. Da un lato il sogno, quello di vivere insieme nella loro casetta, l'estate, dall'altro la realtà di qualcosa di ignoto lì fuori, e la consapevolezza che si è abbattuta su Shion che non erano al sicuro, nessuno lo era (nè dentro le mura, nè fuori).
      Poi abbiamo Fura, (quanto ho adorato la parte riguardante il suo amore per l'oscurità...) e il suo rendersi conto che la sua sicurezza non era sicurezza affatto. Le ultime parole delle a Shion poco prima di lasciare la stanza erano state "tu non vuoi tornare? sciocco", eppure è quella città che bisognerebbe essere sciocchi per non volerci far ritorno, che lo uccide. Senza una spiegazione, senza dignità. Il significato delle parole di quelle persone sperdute in un angolo del West Block si abbatte finalmente su di lui, dolorosamente e nel modo peggiore possibile.
      E, non ne sono certa, ma dal modo in cui è presentata la scena svenimento-di-Nezumi/esperimento-con-la-vespa, direi che Nezumi sviene perchè Elyurias è stata vicina al rinascere (Fura è un elite, quindi più idoneo rispetto al resto dei campioni usati, esclusa Safu).

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  5. Sai? Mentre leggevo stavo pensando alla risposta che mi hai dato ieri e posso dirti totalmente che hai fatto un ottimo lavoro nell'adattare le frasi non posso neanche immaginare tutto il tempo perso nel farlo ma sono perfette. Capisco cosa volevi dire nel "trasmettere le sensazioni".
    Tipo " Nevose ciocche ricadute dolcemente al pavimento, come prive della forza di restare ancorate nella propria posizione." Quel "dolcemente" in una situazione del genere ti da i brividi più assoluti.
    Comunque è assurdo come Fennec giudichi l'uomo con il camice. Certo è pazzo(o almeno così penso) ma lui si è mai accorto che sta praticamente collaborando alla grande giusto per diventare il "Sovrano"? Probabilmente lui è anche più disgustoso dell'uomo in bianco.La parte in cui Nezumi pensa di amare i capelli di Shion è fantastica,mi piace il fatto che abbia mostrato la scena sotto gli occhi di Shion e Nezumi.Comunque una cosa non mi è chiara perché gli elite sono più idonei? Forse viene spiegato dopo ma..è strano DX

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    1. è uno stile di vita protetto, nei migliori confort.... sarà scritto nel chip che il vecchio da a Shion nella caverna...

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