31 agosto 2012

Capitolo 35

Non lo senti anche tu?
Sentire? Cosa?
C'è qualcosa che non va.




Volume 8
Capitolo 1
Suonate la campana d'allarme!
Comincio a essere stanco del sole, vorrei che la fabbrica del mondo fosse distrutta.
Si suoni la campana d'allarme!... Soffia, o vento, vieni, o naufragio! Voglio almeno morire con le mie armi indosso.
- Macbeth atto 5 scena 5[1]


Ti amo, Shion. Più di ogni altra cosa al mondo.




  C'erano dei cervelli al centro di colonne trasparenti.
  Cervelli umani.
  Quanti erano? Dieci, venti, trenta... forse anche più di cinquanta. Doveva esserci una fonte di luce alla base delle colonne, da cui sembrava provenire un pallido bagliore.
  Una scena mai vista prima di allora. Un ambiente ordinato, sterile e inorganico, sul cui pavimento liscio non si notava neppure il più piccolo granello di polvere. La stanza era inodore e piuttosto silenziosa, qualcosa che sembrava già di per sé terrificante. Shion ebbe l'impressione di trovarsi davanti a una scena molto più terribile di tutte quelle viste fino a quel momento. Non poteva udire pianti, grida o gemiti; non vi erano cadaveri, sangue o volti agonizzanti. Eppure la scena davanti ai suoi occhi era molto più orribile di quell’inferno a cui aveva assistito nel sotterraneo e impresso nella sua memoria.
  Safu si trovava proprio al centro di questa orribile scena.
  ”Safu--”
  Shion barcollò, provando a correre ma cadendo sulle sue ginocchia. Non aveva più forza nelle gambe. Il cuore batteva rapidamente, e il suo copro ferito, esausto e sanguinante invocava riposo a gran voce.
Non posso procedere oltre.
  Sollevò il viso. Una goccia di sudore scivolò giù lungo la guancia, umettando le labbra al suo passaggio.
  Safu fissava Shion in silenzio. Non era cambiata affatto. Nulla di lei era diverso: la lunghezza dei capelli, la sua statura, lo sguardo determinato.
  Lost Town, No. 6.
  Si erano salutati in fretta alla stazione. La Safu di allora si trovava davanti a lui in quel momento.
  Non sembrava esausta né ferita.
  ”Safu... sei salva.” Sei al sicuro. Stai ancora bene, sei ancora viva. Abbiamo potuto rivederci di nuovo, vivi.
Ti amo, Shion. Più di chiunque altro.
  La sua confessione lo aveva raggiunto attraverso l'ID card. Un avanzato mezzo di comunicazione che aveva mediato dei sentimenti reali.
  Le parole della ragazza risuonavo nella sua testa.
  ”Shion, sei venuto.” La voce di Safu. Leggermente bassa per una ragazza, eppure sempre vispa e potente. Quanto gli era mancata.
  Lo commuoveva, stringendogli il cuore nel petto.
Oh, mi è mancata così tanto.
  Safu, siamo stati piuttosto lontani, non trovi? Ho l'impressione di non vederti da secoli.
"Lo sapevo. Ho creduto fermamente che saresti venuto..." Sorrise Safu. Il suo volto assunse un'espressione a metà tra la felicità e le lacrime. "Ti ho aspettato per tutto questo tempo. Aspettare era tutto quello che potevo fare. Potevo solo restare qui..."
  "Mm-hmm."
  Shion sollevò la parte superiore del corpo, tirando un profondo respiro.
  “Lo so, sarei dovuto venire prima... mi dispiace, Safu."
  Safu scosse il capo, inclinandolo da un lato. Sbattè le palpebre mentre il suo sguardo veniva offuscato da una lieve inquietudine.
  "Shion, i tuoi capelli..."
  ”Hmh? Oh, questi. Bhe, sono accadute un sacco di cose, e... ti spiegherò con calma più tardi.” Ti racconterò tutto ciò che ho vissuto mentre siamo stati separati. C'è così tanto che vorrei tu ascoltassi. Non basterebbe un'intera serata per dirti tutto.
  ”Devi aver affrontato tanti momenti difficili... più difficili di quanto possa immaginare. Sono sicura che arrivare qui non sia stata una passeggiata, eppure sei venuto comunque. Per me... questo è più che sufficiente. Grazie, Shion. Ti ringrazio davvero tanto.”
  ”Sembrano le ultime parole prima di morire,” mormorò Nezumi accanto a Shion. La sua voce non era fredda, ma piatta e priva d'emozioni.
  Gli occhi di Safu si spostarono lentamente verso il mormorio, posandosi su Nezumi.
  ”Tu devi essere Nezumi...”
  ”Già.”
  ”Sono lieta di conoscerti. Ho sempre voluto poterti incontrare. Sapere che tipo di persona fossi.”
  ”Eccomi qui. Solitamente il mio aspetto è migliore. Questo non è propriamente lo stato in cui preferisco farmi vedere da una signora, ma sfortunatamente non ho avuto modo di sciacquarmi il volto o cambiarmi d'abito. Spero me ne perdonerai.” Anche Nezumi aveva lo sguardo fisso su Safu, fissandola senza batter ciglio.
  ”Safu, c'è qualcosa che mi piacerebbe domandarti.”
  ”...va bene.”
  ”Sei stata tu a controllare il computer principale guidandoci fin qui?”
  Non vi fu risposta. Un momento di silenzio trascorse, durante il quale Shion, ancora in ginocchio, sollevò il capo per fissare Nezumi.
Safu, controllare il computer di quest'edificio? È impossibile che possa aver fatto una cosa simile.
  Inghiottì le parole prima di dargli voce.
  Non poteva essere. Eppure era l'unica spiegazione possibile.
  Gli occhi grigi di Nezumi si spostarono leggermente di lato.
  ”Già. È l'unica spiegazione.” Con parole che sembravano ricalcare esattamente i pensieri di Shion, Nezumi proseguì col suo tono inespressivo. “Sei stato tu stesso a dirlo, qualcuno ti stava chiamando. Grazie a quel qualcuno siamo stati in grado di arrivare fin qui. Ammesso che non si tratta di un luogo che muoio propriamente dalla voglia di visitare, non riesco a immaginare nessun altro così gentile da inviarci qualcuno ad accoglierci dal Penitenziario. Lei è l'unica persona possibile.”
  Non aveva altra scelta se non annuire. Lo stesso Shion aveva avuto l'impressione che Safu lo stesse chiamando. Quella voce lo aveva esortato e condotto fino a quel luogo.
  Ma se era davvero così, significava che Safu era in qualche modo coinvolta col nucleo del sistema del computer.
  Ma come? Come le era stato possibile?
  ”Shion.” Nezumi mosse solo le labbra, chiamandolo. “Per quanto ancora pensi di rimanertene seduto lì? Puoi aspettare quanto ti pare, ma dubito ti verrà portato del caffè.”
  ”Ah-”
  Certo. Cosa stava facendo? Era arrivato fin lì: cosa ci faceva ora seduto al pavimento a gambe incrociate?
  Si tirò in piedi, convogliando forza nelle gambe, che lo reggevano a fatica. Riuscì a trovare un equilibrio, anche se precario. Nezumi non tentò una volta di aiutarlo, e lui stesso non aveva intenzione di aggrapparsi alla figura davanti a lui.
  Erano entrambi feriti, esausti e avevano perso la stessa quantità di sangue – no, per Nezumi doveva essere stato molto più arduo.
  Appoggiarsi a lui era l'ultima cosa che Shion desiderava fare. Anche aggrappandosi a lui per continuare a stare in piedi, il passo successivo sarebbe stato ugualmente difficile. Se fosse riuscito a mantenersi in piedi con le proprie forze, sarebbe riuscito anche a proseguire.
  Safu li stava ancora osservando. Restava immobile, le mani strette insieme come in una preghiera.
  ”Non sono stata io,” fu la sua breve risposta. “Non possiedo quel genere di potere.”
  Le sopracciglia di Nezumi si corrugarono leggermente.
  ”L'ho solo pensato... ho solo continuato a sperare nel mio cuore che volevo vedere Shion.”
  ”Allora chi è stato? Chi ci ha condotti qui?”
  ”Elyurias.”
  ”Elyurias!” Gridarono Nezumi e Shion all'unisono.
  Elyurias.
  Avevano udito quel nome da Rou, l'anziano che aveva vissuto per lungo tempo nel regno sotterraneo. Un uomo coinvolto con la fondazione di No.6 quale città-stato, e aveva perso entrambe le gambe a causa di una vespa parassita come primo sacrificio. Un vecchio e caro amico della madre di Shion, Karan.
  Rou lo aveva detto.
Elyurias era una grande sovrana. No, sono sicuro che lo sia tuttora. Probabilmente regna ancora oggi.
  Shion si portò una mano alla tasca. Il chip consegnatogli da Rou era ancora al suo interno. Una volta portata Safu in salvo dal Penitenziario, intendeva decodificarlo attentamente. Li si trovavano le risposte al puzzle. Il segreto di No.6, del regno sotterraneo. E soprattutto, i misteri che circondavano Nezumi. Esistevano risposte a queste domande. Doveva esserci anche una gran quantità di informazioni riguardanti Elyurias, la regina.
  Il suo cuore accelerò leggermente al pensiero. Si era completamente dimenticato di quel chip dopo aver messo piede nel Penitenziario. Non ci aveva pensato nemmeno una volta. Non ne aveva avuto il tempo. Non aveva fatto che correre costantemente, spingendo mente e corpo oltre i limiti. Un passo errato, un momento d'indecisione avrebbe potuto rovesciare essere fatale. Doveva sopravvivere anche un secondo di più – sopravvivere e andare avanti. Questo era l'unico pensiero che aveva occupato la sua mente.
  Elyurias.
  Pensare che avrebbe udito quel nome proprio dalla bocca di Safu.
  ”Conosci Elyurias?” Il tono di Nezumi esitò per la prima volta. Una debole agitazione si insinuò nella sua voce.
  “No, ma... è stata lei a condurvi qui. È stata lei a svegliarmi completamente... e a farmi conoscere la verità.”
  ”La verità,” le fece eco Nezumi, come per contro-interrogarla. “Verità, huh. Safu, perché mai Elyurias o chiunque fosse, ci avrebbe invitati qui?”
  ”Non lo so.”
  ”Dove si trova adesso Elyurias?”
  ”Non lo so... ma--”
  ”Ma?”
  ”Ma penso sia... qui vicino. Ho l'impressione che si trovi qui.”
  ”Semplice intuizione, o--”
  Safu cambiò posizione inquieta.
  ”Non mi starai bombardando di domande, Nezumi?”
  ”Non otterrò alcuna risposta se non bombardandoti. Non siamo giunti fin qui per una tranquilla chiacchierata. C'è una montagna di cose che abbiamo bisogno di sapere, che sarebbe opportuno conoscere. Se potessi semplicemente rispondere alle mie domande, sarebbe una buona cosa per tutti noi. Non lo credi anche tu, Safu?”
  ”Hai ragione. Ma non posso rispondere neppure a metà di ciò che vuoi sapere. Non sei alla ricerca di risposte... così facili da ottenere, dico bene?”
  ”Quindi stai dicendo di andarcele a cercare autonomamente, se le desideriamo.” Nezumi gettò fuori il respiro. “Il che significa, riassumendo il tutto, che non sei al corrente di nulla.”
  ”Non sono al corrente di nulla riguardo te, Nezumi. Ma so qualcosa... di Shion.”
  Anche Safu emise un respiro. “Perché l'ho desiderato. Volevo rivedere Shion, lo volevo con tutte le mie forze. Elyurias ha udito il mio desiderio. Mi ha detto...”
  Le labbra di Safu tremavano.
  ”Realizzerò il tuo desiderio. Condurrò da te colui che desideri vedere così tanto... ecco cosa ha detto. E ha mantenuto la sua promessa.”
  ”Quindi Elyurias ha libero accesso al controllo del sistema del computer?”
  ”Non lo so. Non so chi lei sia o dove si trovi, o perché abbia cominciato a parlarmi all'improvviso... non possiedo una chiara idea... su nulla di tutto questo.”
  ”Ti ha parlato? Avvicinandosi a te?”
  Safu confutò il suggerimento.
No, non in quel modo.
  ”Lei... mi ha parlato da dentro di me. Mentre dormivo, ho sentito la sua voce chiamarmi direttamente.”
  ”Aspetta, cosa intendi per --”
  ”Basta così.” Shion gli afferrò il braccio. Lo sguardo di Nezumi navigò lentamente dalle dita al suo volto.
  ”Va bene così, è sufficiente, Nezumi. Non siamo qui per una tranquilla conversazione, o per interrogare Safu.”
Siamo giunti fin qui. Ora dobbiamo fuggire.
  Erano stati in due fino ad allora, ma d'ora in poi sarebbero stati in tre.
  Nezumi continuò a fissare Shion, battendo le palpebre.
  ”'Non badate all'etichetta, uscite pure tutti insieme', [2] huh. Non so quanto possa esser più facile tornare a casa di qui che abbandonare un banchetto di nobili.”
  ”Pessimistico da parte tua.”
  ”Sono una persona prudente, non amo agire con avventatezza. Ormai sarà al corrente mezzo mondo della nostra posizione all'ultimo piano. Dei tipi spaventosi potrebbero irrompere dal piano inferiore da un momento all'altro.”
  ”Nezumi, c'è una singola strada che porta in questo luogo, e quella è l'ascensore che abbiamo usato per arrivare qui. Nessuno può entrare a meno che non si muova quell'apparecchio. Ogni sezione di questo edificio è programmata nel sistema del computer.”
  ”E cosa ti rende così sicuro che il sistema continuerà a rimanere dalla tua parte? Stai dicendo di poter prevedere dove e quando la nostra situazione cambierà?”
  ”Bhe --”
  Era a corto di risposte.
  ”Non possiamo nemmeno capire esattamente chi sia questa Elyurias. Non dimenticartene. Rifletti prima di fidarti di qualcuno di cui non sai nulla.”
  Nezumi aveva ragione. Nessuno dei due possedeva alcuna informazione certa riguardo Elyurias. Ciò che conoscevano era quanto detto loro da Rou, e ciò che avevano udito da Safu.
  Sapeva che non potevano aggrapparsi a cose vage e indistinte. Non potevano dare ciecamente interpretazioni positive. È necessaria una salda determinazione per credere in qualcuno. La fiducia è vana senza determinazione. Una falsa ed eterea soddisfazione mascherata in un sottile velo. Ed anche un millimetro di tale appagamento era sufficiente a costargli la vita.
  ”Safu,” parlò Shion alla ragazza dinnanzi a lui. “Potresti portarci al computer centrale... il computer madre, dovrebbe essere chiamato... il nucleo del sistema?”
  Safu annuì. Non c'era tempo per esitazione, ansietà o per riflessioni prolungate.
  ”Seguitemi.” Si voltò, cominciando a camminare.
  ”Andiamo,” Esortò Shion. Nezumi sembrava vagamente esitante.
  ”Possiamo fidarci di lei?”
  ”Di Safu?”
  ”Sì. Siamo sicuri di poterla seguire in questo modo, come se nulla fosse? Puoi dire con certezza che non ci tradirà?”
  ”Sì.”
  ”Ne sei assolutamente sicuro?” Un freddo sorriso si formò sulle sue labbra. Dichiarare assoluta fiducia in qualcuno non era mai stato un valore per Nezumi; era un comportamento sconsiderato.
  ”Nezumi, ci sono tre persone di cui mi fido completamente, non importa cosa possa accadermi. Queste persone sono Safu, mia madre e tu.”
Persone in cui posso credere, in qualunque circostanza. Avere fiducia mi ha supportato. Non credo si tratti di ingenuità. Una fiducia semplice e superficiale potrebbe spingerti con le spalle al muro, ma è anche vero che una persona incapace di nutrire sincera fiducia in un altro è una persona fragile. La superficie su cui poggia piedi sarebbe instabile come sabbia.
  Poter aver fiducia, qualunque cosa accada. Poter continuare a credere fino alla fine. Questa è la mia forza.
  ”Se... se una di queste tre persone dovesse un giorno tradirmi, allora mi rassegnerei. Anche se dovesse costarmi la vita, non nutrirei alcun rimpianto. Il giorno in cui comincerò a dubitare Safu, mia madre, o tu... a cessare di poter credere in voi, sarà il giorno della mia fine.”
  Il sorriso scomparve dal volto di Nezumi. La tonalità nei suoi occhi si fece più scura. Lo faceva apparire qualcuno in perenne riflessione in cerca della verità, o un uomo perso a vagare ai confini della follia.
  ”Shion, tu non lo senti?”
  ”Sentire? Cosa?”
  ”Qualcosa di strano.”
  ”Strano... cosa intendi?”
  Nezumi fissò la schiena di Safu in silenzio.
  ”E va bene, allora, faremo come vuoi. Sembra che l'unica strada per me aperta sia quella di segue il tuo percorso, comunque. Mi ci è voluto tempo per comprenderlo, ma immagino di dovermi preparare alle conseguenze, se voglio andare da qualche parte.”
  ”Significa che ti fidi di me?”
  ”Non correre troppo, idiota,” sputò Nezumi mentre cominciava a camminare. Era difficile pensare avesse un proiettile conficcato nella gamba. Shion non poteva evitare di trascinare il suo piede. La sua gamba ferita sembrava pensante, come se non gli fosse appartenuta affatto.
  Si addentrarono ancora di più tra le colonne trasparenti, con Safu alla guida. Alcuni momenti dopo raggiunsero una parete. Era bianca con una leggera sfumatura di giallo, come il pavimento. Il muro si aprì in due silenziosamente, appena Safu gli si fermò davanti.
  ”Le stanze più interne del palazzo, huh?” Nezumi si leccò le labbra.
  Shion aveva spalancato gli occhi, trattenendo quasi inconsciamente il respiro.
  Era una stanza bianca e luminosa. Non era particolarmente spaziosa, la dimensione era quasi la stessa della salone di una normale abitazione di No. 6. le luci brillavano vivide, illuminando ogni angolo della stanza, priva di finestre o mobilio.
  Una colonna ne occupava il centro, poco più spessa di quelle viste qualche momento prima. Non vi erano cervelli galleggianti all'interno, ma una sfera di un pallido argento. Era ricoperta da innumerevoli piccole protuberanze, le cui estremità lampeggiavano a intervalli regolari. Alcune blu, altre cremisi, altre rifulgevano di un profondo rosso. Sottili tubi trasparenti si estendevano da alcune delle protuberanze, intrecciandosi verso l'alto. Era troppo scuro per vedere dove si estendevano oltre quel punto.
  ”Questa è Mother.”
  ”Questa è Mother?”
  Le voci di Safu e Shion si sovrapposero.
  ”C'è un modello identico all'interno del Moondrop, Grandmother, la gente lo chiama la Nonna. Un istituto di ricerca ubicato inizialmente nel Moondrop si è distaccato, e trasferito presso il Penitenziario come organizzazione indipendente. Questo perché una versione della Nonna, più piccola ma con le stesse capacità, la Madre, era stata completata. Questa era una ragione.”[3]
  ”Nel Penitenziario avrebbero potuto raccogliere più facilmente cavie per i loro esperimenti. Cavie umane, per l'esattezza. Sarebbe questa la seconda ragione, non è così?”
  Nezumi sbuffò.
  ”O questo, o cominciavano ad aver bisogno di un maggior numero. Era impossibile acquisire esseri umani in gran quantità da usare come topi da laboratorio, almeno in No.6. Introdurre un gran numero di persone dall'esterno sarebbe stato anche una seccatura, ma qui, nel Penitenziario, al contrario non ci sarebbero stati problemi. Il West Block traboccava di persone, dovevano solo cambiare la ragione della Caccia all'uomo, il controllo della popolazione, per la raccolta di soggetti per gli esperimenti. Potrebbe essere stato per la nonna o la mammina, ma credo che questa possa essere una più plausibile ragione per la loro piccola trasferta rispetto a un computer, non credi?”
  ”Potresti aver ragione.” Safu chiuse gli occhi per qualche secondo. Una volta che gli occhi scuri della ragazza scomparvero dal suo volto pallido, sembrava quasi una bambola.
  ”Il Penitenziario era... è sempre stato un luogo per le sperimentazioni sugli esseri umani. Molti esperimenti in cui corpi umani erano necessari sono stati condotti qui ancora e ancora. Grazie a ciò, la tecnologia medica di No.6 ha conosciuto il progresso e ha fatto un balzo nella crescita... e tu ed io, Shion, abbiamo ricevuto i pieni benefici da tali progressi...”
  ”Sì... hai ragione.”
  Shion si voltò nuovamente verso Nezumi, ponendogli una domanda. La sua voce quasi non gli apparteneva, così stridula e sgradevole all'udito.
  ”Nezumi, quella stanza... la stanza con il corridoio che partiva dalla camera sotterranea...”
  Il fondo dell'ascensore si era aperto, divenendo velocemente un patibolo, e la gente era stata scagliata urlante al pavimento. La camera sotterranea era divenuta la prima pagina in quel libro degli orrori infernali, e uno stretto passaggio si era aperto da lì, conducendoli in una stanza che sembrava quasi un cubo. Nezumi l'aveva chiamata “luogo di riposo temporaneo”.
  ”Già. L'hai notato finalmente? La struttura dalla camera sotterranea a quella stanza serve a selezionare i loro topi da laboratorio. Coloro che erano in grado di raggiungere quella stanza erano quelli capaci di sopportare l'impatto della caduta e fuggire autonomamente guidati dalle luci lampeggianti. Topi da laboratorio con una forza fisica e mentale oltre la media, e una decente quantità d'intelligenza. Topi da laboratorio di qualità superiore. Se devi usare delle cavie, perché non procurarsene di forti e resistenti? Ecco cosa devono aver pensato.”
  Safu emise un piccolo suono soffocato.
  Gli occhi di un certo individuo riaffiorarono nella mente di Shion. Non conosceva il nome né la storia del loro proprietario. Sapeva solo che stava soffrendo, incapace di morire, si era aggrappato a Shion nella sua sofferenza, e i suoi occhi – i suoi occhi lo stavano ancora tormentando.
  Era stato Nezumi a salvare quell'uomo, conferendogli una morte pacifica. L'aveva chiamata omicidio, non salvezza. Shion non lo sapeva. Esattamente come prima, persino ora Shion faticava a trovare una risposta.
  L'unica cosa a cui poteva rispondere con certezza era che quell'uomo era un essere umano, non un topo da laboratorio da usare negli esperimenti.
  ”Ricordi che c'era una porta in quella stanza?” Gli domandò Nezumi. Shion ricordava. La stanza era illuminata in quel momento, anche se debolmente. La luce gli aveva pizzicato gli occhi abituati all'oscurità. Aveva visto una porta grigia al di sotto di quella luce. Lo ricordava.
  ”Quella porta è da dove arrivano per raccogliere i sopravvissuti, ma non conduce al Penitenziario. È di quando l'istituto di ricerca si trovava ancora nel Moondrop. La gente veniva fatta uscire attraverso quella porta, impiantata con un chip identificativo come quello dei prigionieri e inviata al palazzo comunale – il Moondrop. Il chip è una misura di sicurezza in caso di fuga. Ma spostando l'istituto di ricerca all'interno stesso del Penitenziario, hanno rimosso tutto il lavoro extra. Efficiente, indubbiamente, non ti pare?”
  ”Chip identificativo...” qualcosa balenò nella sua mente. “Nezumi, sei uscito attraverso quella porta, quattro anni fa, non è così? E fuggito mentre venivi scortato al Moondrop.”
  ”Quattro anni fa, huh... una giornata tempestosa. E’ segnata sul mio calendario come il giorno in cui ho incontrato un certo tizio strambo che ha spalancato la finestra nel bel mezzo di una pioggia torrenziale. Ma ora non è il momento di fare una passeggiata per il sentiero della memoria. Safu, tu conosci la verità riguardo il Penitenziario. Non solo quella, ma anche riguardo la stessa No.6. Ed Elyurias è la persona che te ne ha parlato, giusto?”
  ”Sì. Mi ha insegnato la verità oltre No. 6, la così detta città Santa, l'Utopia, addirittura. … Ma Shion, a te non è stato solo insegnato. Tu lo hai visto con i tuoi stessi occhi. Udito con le tue stesse orecchie.”
  ”Solo una parte.” Solo una parte. C'era ancora un'enorme quantità di cose di cui era all'oscuro, non aveva compreso ancora o non aveva avuto occasione di fermarsi a pensare o ponderare.
  Shion respirò a fondo. Sentiva un leggero dolore nel petto. Non era un dolore fisico, ma una piccola fitta sviluppatasi dentro la sua mente a sua insaputa. Pulsava ogni volta che pensava a No. 6.
  No. 6 non era un’utopia. Era una spietata e crudele città stato. Per la sua stessa pace e prosperità, non evitava alcun genere di brutalità. Ma, ma, ma... Shion inalò nuovamente, premendosi una mano al petto.
  Cos'era no. 6? Non era una nazione costruita da mani umane?
Voglio che tu creda almeno a questo. Abbiamo provato a fondare una città ideale, un Paradiso libero da guerre e povertà... dove abbiamo sbagliato, io non lo so...
  Le parole di Rou. Era sicuro che non si trattasse di menzogne. No. 6 nei suoi primordi era stata ancora basata su ideologia e volontà umana.
  Una società priva di guerre, in modo che tutti potessero essere felici.
  Dove abbiamo sbagliato?
  La debole e tremolante voce di Rou e le sue parole avevano lasciato un segno nel cuore di Shion, come un marchio rovente.
Quando hanno cominciato le persone ad allontanarsi dal giusto percorso? Quando hanno iniziato ad obbedire alla loro brama piuttosto che ai loro ideali? Forse gli ideali sono inclini a mutare facilmente in avidità? Se è così, lo stesso accadrà in futuro. Anche se No. 6 dovesse cadere, una seconda, terza Città Santa rinascerà nuovamente.
  Dove abbiamo sbagliato?
  Sono capaci gli esseri umani di creare un paese senza perdersi?
  Shion scosse la testa. Non era il momento di meditare sulle sue stesse domande. Non sarebbe fuggito, avrebbe affrontato questi interrogativi apertamente in futuro. Ma ora, doveva concentrarsi sull'unico obbiettivo di superare il muro dinanzi a lui.
  Si avvicinò a Mother.
  Una sottile lastra di plastica, che sembrava un pannello di controllo, era attaccata alla parte anteriore della colonna circolare. Si trovavano sette tasti in ciascuna colonna e quattordici per ogni riga. Erano bianchi, marchiati da alcun numero, lettera o simbolo. Sfiorò un pulsante per prova, ma non vi fu alcuna risposta. Lasciò le proprie dita scorrere attraverso il pannello di controllo, digitando qualunque cosa gli venisse in mente.
  ”Come va?” Nezumi sbirciò le mani di Shion. “Ti sembra di poter fare qualcosa?”
  ”Non funziona.”
  ”Non gettare ancora la spugna. Non dovrebbe essere difficile avere Mamma o Nonnina sul palmo della mano col cervello e le capacità che ti ritrovi. Probabilmente farai strage di cuori.”
  ”Mi stai sopravvalutando, Nezumi. Non posso competere con lei, altro che conquistarla con delle lusinghe, mi ha già respinto a gomitate perché non vuole avere nulla a che fare con me.”
  Gli occhi di Nezumi si restrinsero, e l'oscura scintilla grigia si fece più densa.
  ”Quindi Mammina non ti ha preso in simpatia... sicuro di non poterci riuscire, Shion?”
  ”Non posso. Sembra esserci un sistema d'autorizzazione speciale, e non puoi avvicinarti a Mother se non lo sblocchi. Mi dispiace, ma.... non c'è nient'altro che io possa fare.”
  ”Mammina è così rigorosa, non posso fare a meno di sospirare,” disse Nezumi, schioccando la lingua.
  ”Safu, e tu?”
  ”Non posso, Shion. Nessuno può avvicinarsi a Mother, eccetto una persona.”
  ”Una persona... il sindaco?”
  ”No. Quest'uomo non ha un nome per la sua professione. Ha creato questo istituto di ricerca, e vi presidia... pensa di essere il vero sovrano di No. 6. Mother è una sua creazione, e obbedirà soltanto a lui. Ecco come è stata creata.”
  ”E questa donna, Elyurias? Non possiede pieno controllo sulla Madre? È per questo che è stata in grado di aprire e chiudere le barriere a suo piacimento, e attivare l'ascensore, no?”
  Nezumi e Shion si scambiarono uno sguardo.
  Sì, Elyurias. Forse lei può...
  ”Safu, Elyurias ti sta ancora parlando? Tu riesci ancora a parlare con lei?”
  Fece un passo verso Safu.
  Safu indietreggiò.
  Ora Shion avvertì finalmente 'qualcosa di strano', come Nezumi aveva menzionato poco prima.
  Perché non si avvicina?
  Safu manteneva sempre una certa distanza, senza tentare mai di accorciarla.
  ”Safu?”
  ”Non venire!” Le parole di Safu sembrarono quasi un grido mentre lasciavano le sue labbra. Shion guardò la ragazza retrocedere, e sentì il suo cuore palpitare. Un vortice di inquietudine cominciò a turbinare nel petto.
  Perché?
“Perché stai fuggendo, Safu?”
  ”Non avvicinarti. Shion, ti scongiuro...”
  Una lacrima le scivolò improvvisamente lungo la guancia.
  ”Stavo aspettando... ho aspettato per tutto questo tempo. Volevo vederti, così tanto... era l'unica cosa che speravo...”
  ”E ci siamo visti. Sono qui, proprio davanti a te. Sono venuto a salvarti e portarti via di qua. Siamo venuti per fuggire dal Penitenziario insieme.”
  Proseguì di un passo, porgendole la mano.
  ”Safu, andiamo via. Usciamo da quest'edificio. Andiamo via insieme.”
  Safu sollevò il mento. Si stava mordendo le labbra in un disperato tentativo di trattenersi dal tremare. Scosse il capo, col viso ancora rivolto in basso.
  Un gesto di rifiuto.
  ”Perché? Perché ci stai rifiutando?”
  Tentò di trattenersi, ma non poteva. Il tono si fece agitato per eguagliare la crescita delle sue emozioni.
Safu, lascia che ti stringa a me. Che ti stringa con queste braccia. Voglio abbracciarti per fare ammenda di tutti questi secoli che sembrano averci diviso. Siamo finalmente riusciti a vederci. Parole di ogni genere vorticano dentro di me, parole da dirti, da raccontarti, per chiederti scusa. Come un torbido fiume, come un vento che impazza, continuano a risuonare.
  Ma perché mi rifiuti? Perché tenti di fuggire dalla mano che ti sto offrendo?
  ”Safu, io --”
  Venne afferrato per il braccio.
  ”Fermati.” Le dita di Nezumi affondarono in profondità nella sua pelle. “Basta così. Non avvicinarti oltre. Fa come ti dice.”
  ”Nezumi, persino tu –?”
  Nezumi guardava Shion in silenzio, trattenendogli ancora il braccio. Il suo sguardo bloccò Shion dall'aggiungere altro. Shion inghiottì il resto delle sue parole, che entrarono a far parte di quel fiume dalle torbide acque, un violento vento che agitava ulteriormente il suo cuore. Il suo respiro si fece erratico dall'ansia e l'incertezza. Era un tipo completamente differente di tensione rispetto a quella sentita immaginando la difficoltà di loro tre fuggendo dal Penitenziario insieme.
  Il suo corpo si immobilizzò a questa identificabile paura.
  ”Safu, cosa desideri?” domandò Nezumi. Non c'era segno di pressione o aggressività. La sua voce era dolce, profonda e meravigliosa. “Cosa vorresti che facessimo?”
  L'espressione di Safu si rilassò in qualche modo.
  ”...Realizzerai il mio desiderio?”
  ”Sarà un mio comando.”
  Safu tirò un leggero respiro.
  ”Distruggi Mother.”
  Le dita di Nezumi rafforzarono la presa, ricadendo un istante dopo dal braccio di Shion. Solo la sensazione della sua forte presa rimase.
“Ci stai dicendo di distruggere questo computer?”
  ”Sì.”
  ”Capisco... beh, se ci riuscissimo davvero, non potrei chiedere di meglio, a dire il vero.” Nezumi pescò una bomba dalla dimensione di una monetina dalla tasca della giacca, reggendola tra le dita.
  ”Se la settassimo alla massima potenza, dovrebbe essere in grado di far saltare in aria il computer senza problemi.”
  ”Non funzionerà.”
  Shion toccò delicatamente la colonna cilindrica.
  ”Il computer in sé potrebbe essere fragile, ma il problema è questa colonna di plastica speciale. Sono sicuro che nemmeno un missile riuscirebbe a smuoverla. È come una sfera di vetro incastonata in una capsula blindata. È impossibile distruggerla con una bomba così piccola.”
  ”Ne sei al cento per cento sicuro?”
  ”Sì.”
  ”Cento per cento impossibile e zero percento possibile. Allora non abbiamo nulla su cui procedere.”
  ”Io potrei aprire la colonna.”
  Lo sguardo di Nezumi si indurì alle parole di Safu.
  ”Puoi aprire la porta per Mother?”
  ”Non io.”
  ”Elyurias?”
  ”Sì. Lei può farlo. Sono sicura che l'aprirà per voi.”
  ”Se è in grado di fare tanto, dovrebbe esserle facile fermare la stessa Mother. Non hai nemmeno bisogno di noi.”
  ”Richiede volontà.”
  ”Huh?”
  ”Ha detto... che è necessaria volontà umana.”
  Nezumi e Shion si guardarono l'uno con l'altro perplessi per qualche secondo.
  ”E’ necessaria volontà umana per distruggerlo,” ripeté Safu. Era come un medium che annunciava un oracolo. Nezumi cambiò posizione inquieto.
  ”Sono parole di Elyurias?”
  ”Sì.”
  ”Quindi sta dicendo che ci aiuterà, ma la decisione finale dovrà giungere dalla nostra volontà.”
  ”Sì.”
  ”Ma ciò significa...” La voce di Nezumi si affievolì lentamente, lasciando la sua frase incompiuta. Shion stava annuendo, con l'impressione di aver udito chiaramente le parole non dette dell'altro.
Significa che Elyurias non è umana.
  Era probabilmente vero. Non poteva immaginare un essere umano in carne ed ossa capace di destreggiarsi attraverso un sistema di sicurezza così solido e infiltrarsi attraverso le sue rotte d'informazione, ad eccezione di “lui”.
  Elyurias non era umana. Allora, cosa era?
  Un dio? Un demone? Uno spirito naturale? Poteva essere –
  ”C'è bisogno di volontà umana per distruggerlo...” Nezumi ripeté le parole di Safu – no, di Elyurias.
  Safu chiuse gli occhi, mormorando. “Gli umani sono gli unici che distruggerebbero qualcosa di propria volontà. Qualcosa che solo loro possono fare... per questo solo gli esseri umani possono distruggere Mother.”
  Sembrava quasi un ipnosi.
  Shion avvertì un brivido.
  La Safu che Shion conosceva era una persona di schiette parole, con un senso molto forte della realtà. Poteva parlare di speranze e sogni in termini idealistici, ma mai in modo astratto; eppure la realtà non la vincolava in modo così forte, dato che poteva ancora possedere speranze e sogni senza esserne ostacolata. Era sensibile, ma non troppo delicata. La sua mente era come un giovane germoglio, che cresceva dritto ma flessibile al vento.
  Non era il tipo di ragazza da ripetersi in un soffocato mormorio come questo. Non lo era assolutamente.
  Safu aprì gli occhi.
  ”...Lo realizzerai?”
  ”Se è ciò che desideri.”
  "Ti ringrazio. Ne sono grata." Safu Chinò il capo, congiungendo le mani.
  "Non ho bisogno di alcun ringraziamento. Distruggere Mother è come colpire il cuore del Penitenziario stesso. Avrei potuto sperare con tutte le mie forze ma non avere mai quest'opportunità. Vale la pena tentare, se questa colonna si aprirà davvero esponendo Mother, anche per un momento."
  Gli occhi di Nezumi luccicavano come la lama di un coltello affilato.
  Il pannello di controllo si illuminò senza preavviso. Delle parole comparvero in aria. Nezumi lanciò un piccolo fischio. Posizionò le dita sul pannello di controllo.
  "Sbloccato, sbloccato, sbloccato... heh, una miracolosa trasformazione da una sprezzante regina a una docile fanciulla. Ora posso trattare con lei persino io."
  Lo sguardo di Shion si concentrò attentamente sulle dita di Nezumi. Ogni volta, in qualunque momento, non poteva fare a meno di ammirare quei movimenti graziosi. Quelle dita sembravano per Shion suonare una dolce melodia, o dare vita a un brioso ritmo.
  Ogni volta, in ogni momento, non poteva fare a meno di ammirarlo... ma questa volta il suo cuore non era trasportato come al solito.
  Gli incessanti rumori nel suo cuore si rifiutavano di scomparire. Riecheggiavano al contrario con maggior forza.
  Le dita di Nezumi si fermarono. Una linea argentata apparve all'improvviso al centro della colonna. Una, due, tre, quattro. Le argentee linee si intersecarono per formare un rettangolo.
  "La porta," disse Nezumi. "Non ti resta che dire 'apriti sesamo'." Forse anche lui era teso; la sua voce era bassa e suonava in qualche modo grave.
  "Aspetta." Shion afferrò il suo polso. Poteva sentire il calore del corpo dell'altro e le pulsazioni contro il palmo della mano. "Aspetta solo un attimo."
  Un'ombra attraversò gli occhi di Nezumi. Un silenzio della durata di un respiro.
  "Shion, non abbiamo il tempo di essere deboli ed esitanti."
  "Lo so. Ma aspetta un attimo, ti prego... Safu."
  Il capo di Safu era ancora chino. Le sue spalle avvolte nella maglia nera tremavano.
  "Safu, non hai ancora risposto alla mia domanda. Perché ci rifiuti? Perché non vuoi avvicinarti?"
  "Shion..."
  "E quella maglietta... l'aveva fatta a mano tua nonna, no? L'ultima volta che te l'ho vista indossare è stato tanto tempo fa. Probabilmente non avevamo ancora dieci anni."
  "Hai ragione." Safu sorrise all'improvviso. "Sei stato tu a parlarmi per primo. Mi hai detto che mi donava. Mi sentii felice... così felice. Tutti gli altri ridevano con sufficienza della mia maglietta realizzata a mano. Dicevano che al giorno d'oggi puoi trovare una maglia di lana solo in un museo. Ma tu non hai riso. Tu... solo tu eri fedele ai tuoi sentimenti e emozioni, e rispettoso degli altri. Shion... ho potuto incontrarti in quel mondo nero... solitario... di educazione elitaria. E quello, credo, è stato davvero --"
  "Basta!" Le parole di Shion bloccarono quelle di Safu. "Perché parli di ricordi passati? Non è quello che voglio sentire. Quello che voglio che mi dici è: come puoi essere ancora in grado di indossare una maglietta di quando avevi dieci anni? Sei diventata più alta da allora, e anche il tuo fisico è cambiato. È impossibile che tu possa essere in grado di indossarla. O è una nuova maglia che sembra esattamente come quella? Ma... "
  "Volevo che tu ricordassi." Fu Safu a interromperlo questa volta. "Volevo che tu ti ricordassi di me. Dicesti che mi donava... così volevo che ricordassi la me stessa che indossava quella maglia."
  "Ricordare? Mi stai dicendo di trasformarti in una memoria? Safu, di cosa stai parlando? Non stai pensando di venire con noi?"
  "Shion, lascia perdere." Nezumi gli afferrò nuovamente il braccio. Questa volta, lo afferrò velocemente tirandolo a sé. Una forza tale da fargli perdere l'equilibrio.
  Shion cadde, urtando contro Nezumi, il quale non accennò a scansarsi.
  "Basta così, non andare oltre."
  "Oltre cosa?"
  "Non metterla con le spalle al muro per distrarti dalle tue stesse incertezze. È una cosa codarda da fare."
  Shion si sentì in imbarazzo. Lo sguardo di Nezumi sembrava trafiggerlo.
  "Io... codardo..."
  "Shion, tu lo sai già, non è vero? È impossibile che tu non lo abbia compreso. E se lo hai compreso... non distogliere lo sguardo dalla verità. Distogliere gli occhi e fuggire non risolverà nulla. Nulla cambierà, e nulla tornerà come era prima."
  Non risolverà nulla. Non cambierà nulla. Nulla tornerà come prima.
  Era difficile respirare. Il sudore gli pungeva gli occhi.
  "Shion, non fuggire. Almeno, non ora... non puoi fuggire adesso."
  Batté le palpebre, incrociando lo sguardo di Nezumi. Voltò la testa, guardando verso Safu.
  "...Stai dicendo che non è reale... che lei è solo un'illusione."
  "E’ ciò che Mother ci sta mostrando: una realtà virtuale. La tua amica non esiste nella realtà."
Non esiste nella realtà. Cosa ha detto? Cosa significano quelle parole?
  Shion era sul punto di urlare. Il terrore ribolliva dal profondo del suo corpo. Safu non era corsa tra le sue braccia aperte. Non aveva nemmeno tentato di sfiorare la punta delle sue dita.
  Lei non era stata in grado di farlo. Non era in grado di abbracciare né essere abbracciata.
  Non esiste in questa realtà-
    Un'incorporea
  illusione.   Un'incorporea illusione.
  Il tono di Nezumi si fece affrettato, anche se solo di poco. "Al principio pensavo fosse una trappola. Ma ho cambiato idea quando ho compreso che non ci sarebbe stato motivo di tenderci una trappola proprio adesso. Se avessero voluto ucciderci, avrebbero avuto centinaia, migliaia di occasioni per farlo. C'era una ragione per tenerci in vita e farci arrivare fin qui. Mother si è spinta fino a prendere in prestito il corpo di Safu perché aveva bisogno di dirci qualcosa... ecco cosa stavo pensando. Ciò che non mi aspettavo era che ci avrebbe affidato il compito di uccidere Mother in persona."
  "Mother..." Shion lanciò uno sguardo alla sfera ovale ricoperta di protuberanze. "Non è Mother," scosse il capo. Le dita di Nezumi allentarono la presa. "Se fosse stata Mother a creare un'immagine virtuale, l'avrebbe creata fedele a Safu. Non si sarebbe presa il disturbo di tirare fuori quella maglia dalle sue memorie. I computer non possiedono emozioni. Ma Safu ha scelto quella maglia di sua volontà. Non è stata Mother... Nezumi, non è Mother a mostrarci Safu.... è Safu stessa."
  "Quindi Safu starebbe usando Mother per proiettare se stessa?"
  "Già... non è così, Safu? O è anche questa opera di Elyurias?" non sembrava nemmeno la sua voce. Come una bestiola impaurita che snuda le zanne, nel disperato tentativo di alzare la propria voce in ostilità. Quel tipo di ringhio. Orribile e distorto, fiero ma intimidito.
  "Sì... Elyurias mi ha risvegliata. Prima di allora, mi sembrava di andare alla deriva in un sogno... come galleggiando... Elyurias ha risvegliato la mia coscienza, insegnandomi cosa potevo fare. io... non sono in grado di prevalere su Mother. Ma posso usare parte delle sue funzioni... è tutto quello che posso fare."
  "Dove ti trovi? Dove sei tu in realtà?"
  "In nessun luogo." La voce di Safu si fece tesa. "Io non esisto più da nessuna parte."
  "E’ assurdo. Allora chi ti ha fatta comparire davanti a me? Non eri stata tu stessa?"
  "Non sono qui, Shion. Io sono già..."
  Safu fece un passo. Anche Shion avanzò. Estese la mano dritta davanti a se. Non toccava nulla. Le sue dita avevano raggiunto la spalla della ragazza, ma non vi si trovava nulla lì. Solo pochi momenti prima, aveva sentito il calore e le pulsazioni del corpo di Nezumi. Quel calore e movimento erano la prova che era vivo.
  "Volevo dirti addio. Volevo poterti dire grazie. Sono stata felice per tutto il tempo... perché eri lì."
  Safu fissò Shion. Una scintilla di sfida riluceva nei suoi occhi. "Ti ho sempre amato."
  "Safu--"
  "E’ la mia verità. Non importa cosa pensi di me. Ti amavo e solo quella è la verità."
Oh, questa è Safu. Pensò Shion. Una forza saldamente ancorata alla realtà, la meravigliosa determinazione di un uccello che spicca il volo: ecco Safu.
  ”Se non ti avessi incontrato, non avrei mai saputo cosa significa desiderare qualcuno. Non avrei mai conosciuto il significato di amare... sono felice di averti conosciuto. Nascere ed essere in grado di incontrarti. Non rimpiango un singolo momento. Hm, beh, forse sono un po' spavalda. Una volta mi hai detto che ho la brutta abitudine di atteggiarmi a persona coraggiosa."
  Le dita di Safu sfiorarono la sua guancia. Non le avvertì sulla sua pelle, eppure era sicuro di averle sentite.
  "Shion... lo pensi anche tu, non è vero?"
  Safu lanciò uno sguardo oltre le sue spalle, dove Nezumi sostava dietro di lui.
  ”Provi questa stessa sensazione, non è così? Sei felice di averla potuta conoscere. Non saresti più in grado di vivere senza sapere cosa significa desiderare e amare."
  "...Sì." Hai ragione, Safu. Io lo so. Sono arrivato a conoscere il vero volto di No. 6, e il fatto che esistesse una No. 6 anche dentro di me. Sono giunto a conoscere cosa significa provare emozioni per qualcuno, o desiderarlo fortemente. Non posso tornare al tempo in cui non sapevo. Non voglio tornare a quel tempo. Non vorrei mai tornare a quella vita pacifica in cui non conoscevo nulla.
  Shion strinse la mano in un pugno per reprimere il suo tremore. Ma persino il suo pugno cominciò a tremare.
  "Non dobbiamo tornare indietro. Non ce n'è bisogno. Safu, dobbiamo solo cominciare daccapo da ciò che conosciamo. Possiamo ripartire proprio ora, da questo luogo."
Un punto di partenza. Un principio, non una fine. Giusto, Safu? Possiamo andare avanti a vivere insieme. Insieme...
  Il suo sguardo cadde sui tubi provenienti da Mother.
A cosa è connesso?
  A cosa servono questi tubi?
  "Ti prego." Disse Safu, guardando intentamente Nezumi. "Distruggi la Madre."
  Nezumi non tentò di distogliere lo sguardo della ragazza. Lo incrociò in silenzio, annuendo in assenso come risposta. Safu tirò un sospiro di sollievo. Un respiro di vero sollievo, dal profondo del suo cuore.
  "Grazie infinite..."
  "Manterrò la parola. Non infrango mai le promesse che faccio, a qualunque costo."
  "Lo so. Sei quel genere di persona, non è così?"
  Nezumi si voltò nuovamente verso il pannello di controllo.
  La sezione incorniciata dalle linee argentee rilucette di un pallido rosso, scorrendo lateralmente.
  La porta si era aperta.
  Nezumi allungò il braccio nell'apertura senza un secondo di esitazione. Il pannello di controllo non gli permetteva di avanzare oltre. Mother era fuori portata per una piccolissima distanza.
  "Tsukiyo."
  Un topo nero fece capolino dalle pieghe della superfibra. Si guardò intorno, poi si arrampicò velocemente sulla spalla di Nezumi.
  "Conto su di te."
  Nezumi sollevò tra le dita la mini-bomba, che Tsukiyo si affrettò ad afferrare con la bocca.
  "Nezumi, aspetta. Aspetta, ti prego!"
  "Non posso," disse Nezumi in tono piatto. "Distruggerò Mother, non attenderò oltre."
  "Non farlo. Aspetta, ti prego. Aspetta. Lasciami controllare cosa si trova all'altra estremità di questi tubi."
  "Non ne hai bisogno."
  Il suo sguardo si scontrò con quello di Nezumi.
  "... stai dicendo che lo sai? Dove si trova Safu... e cosa si trova dall'altra parte di questi tubi..."
  "Dovresti saperlo anche tu. Hai visto quella roba, dopotutto."
  Quella roba?
  L'ambiente al di fuori di questa stanza. Era come un cimitero con file e file di tombe trasparenti. Lapidi, o bare? Un'urna funeraria, ciascuna delle quali contenente un cervello umano.
  "Vai."
  Tsukiyo scattò in corsa al comando del padrone. Balzò energicamente verso Mother, atterrando sulla cima.
  "Bravo così. Ora infilalo lì in mezzo."
  I movimenti di Tsukiyo erano agili e rapidi. Infilò la mini-bomba tra due protuberanze, sollevando il capo e torcendo il naso verso Nezumi come per attendere ulteriori istruzioni.
  "Ottimo lavoro."
  Tsukiyo saltò nel palmo aperto di Nezumi. Appena ritirò la mano, la porta di Mother si richiuse nello stesso modo silenzioso in cui si era aperta.
  Shion assisté agli eventi che si susseguivano davanti a lui immobile, come ancorato al pavimento.
  Gli occhi di Nezumi guardarono oltre di lui.
  "E’ fatta. Il tempo limite è di tre minuti. È il massimo a cui sono riuscito a impostare il timer."
  "Tre minuti... allontanatevi da qui, veloci." Il tono e lo sguardo di Safu si erano fatti tesi. Shion guardava da Nezumi alla ragazza.
  "Se dobbiamo fuggire, tu verrai con noi."
  "Shion, quante volte devi farmi ripetere? Non posso venire. Tu e Nezumi dovete fuggire."
  "Safu."
  "Andate. Non avete un secondo da perdere. Sbrigatevi."
  Quando erano studenti, era richiesto loro di presentare una ricerca come compito una volta al mese. Al turno di Safu di presentare, alcuni studenti con lo stesso argomento di ricerca avevano cominciato a fare chiasso e disturbarla di proposito. Ancora prima che Shion potesse alzarsi ed ammonirli, Safu li aveva fissati, attaccandoli a sua volta.
  "Dovreste vergognarvi."
  Il ragazzo responsabile della confusione si alzò in piedi, aggrottando esageratamente le sopracciglia. "Noi dovremmo vergognarci? Ci stai insultando?"
  "Non ho nessuna intenzione di insultarvi. Tuttavia indipendentemente dal contenuto, ascoltare fino alla fine la presentazione della ricerca di un altro è normale cortesia, almeno, no? Persino un bambino di tre anni è in grado di farlo. Ma voi no, qualcosa di cui vergognarsi, non vi pare?"
  Applausi si sollevarono da vari punti della classe. Il ragazzo si morse le labbra, tornando al suo posto in silenzio.
  Le guance leggermente arrossate della ragazza, il suo sguardo ostinato, la linea sottile del mento – la stessa Safu di quel giorno si trovava di fronte a lui ora. Ma non poteva toccarla. Non poteva nemmeno fuggire con lei.
Non può essere.
  "Se sei lì dentro--" Shion serrò il pugno, colpendo la colonna con tutte le sue forze. "Ti tirerò fuori. Andremo via insieme, Safu."
  Non importa l'apparenza in cui ti trovi.
  "Fermati!" Safu gridò. "Basta, basta. Tutto ma non quello!" Sollevò entrambe le mani come per bloccare lo sguardo di Shion. "Tutto ma non quello... Shion, ti scongiuro. Non... non fare nulla di tanto crudele... non farlo."
  Safu era davvero terrorizzata. Poteva sentire il suo terrore dalle parole e dallo sguardo.
  "Se dovevo farmi vedere da te in quello stato... non avrei mai sperato il tuo arrivo. Non avrei mai desiderato di vederti ancora."
  "Ma Safu..."
  "Shion, lo dirò ancora una volta. Io non esisto più, ma sono ancora imprigionata. È molto, molto doloroso. Non posso – non posso sopportare più quest'umiliazione. Quindi ti supplico, distruggi Mother. Liberami."
  Non poteva pensare.
  Numerose linee bianche correvano attraverso la sua testa, interrompendo il circolo dei suoi pensieri.
  "Andiamo." Nezumi lo tirò per il braccio. "Safu, vorrei che tu difendessi la nostra fuga finché puoi."
  "Lo farò."
  Safu cominciò a correre, scontrandosi dritta contro Shion. Il ragazzo tentò istintivamente di abbracciarla, ma il suo corpo lo attraversò senza alcun impatto. Non avvertì nemmeno la più piccola brezza.
Sono un'illusione. Niente più che un miraggio. Questo gli parlava molto più di un milione di parole messe insieme.
  Improvvisamente si attivò un allarme, che attraversò l'intero Istituto Penitenziario.
  Allarme d'emergenza. Allarme d'emergenza.
  Livello 5, Livello 5.
  Evacuazione immediata. Evacuazione immediata.
  Inseguì Safu, con Nezumi che gli stringeva ancora il braccio. Metà della sua mente aveva cessato di funzionare, incapace di accettare la realtà né trarre giudizi appropriati. Non era nemmeno in grado di valutare la situazione attuale.
  Stiamo fuggendo insieme tutti e tre. Io, Nezumi e Safu – noi tre, vivi, in carne ed ossa. Corriamo per poterci ritrovare sotto il sole insieme. Sì, dev'essere questa la realtà.
  Gli ingranaggi stridevano nella sua testa, emettendo uno strano rumore metallico. Giravano, si fermavano, tornavano indietro, e si fermavano ancora.
Creak creak creak, creak creak creak....
  I sui lacerati circuiti mentali tornarono a posto ancora una volta, per poi dividersi e disseminarsi in ogni dove; si solidificavano per poi farsi viscosi.
Fuggiamo insieme tutti e tre. Riusciremo a uscire di qui. Possiamo andarcene. Possiamo fare ritorno al luogo che anelo così tanto.
Che io anelo, che io anelo, che io anelo, che io anelo... il luogo inciso a fuoco nei miei occhi, che si è scolpito nella mia anima. Non No. 6, ovviamente, ma quella stanza. Il luogo che mi ha riportato alla vita, e permesso di nascere ancora.
Voglio mostrare a Safu quella stanza dove vive Nezumi.
  Safu, non crederai ai tuoi occhi. Non c'è quasi nulla in quella stanza eccetto libri. C'è una sedia, una stufa a cherosene, un letto... e i piccoli topini. Solo questo. Te ne starai lì immobile a occhi sgranati, guardandoti intorno ancora e ancora. Allungherai la mano, posando le tue dita su una pila di libri. E poi... cosa farai dopo? Sorriderai? Lancerai un grido estasiato? Sarai tanto sbalordita da rimanere immobile?
E in quel momento ti dirò: 'Questo è stato il mio punto di partenza.'
  Quella stanza è stata da dove sono partito daccapo. Compiendo il mio primo piccolo passo fuori dai confini della mia ignoranza, accompagnato da Nezumi. Come un bambino che tocca il mondo esterno per la prima volta, ho messo piede in quel mondo che non conoscevo. Voglio mostrarti quel luogo. Voglio che anche tu lo veda.
  Oh, e Inukashi. Devo assolutamente presentarti Inukashi. È il migliore – una persona così gioviale e meravigliosa. Probabilmente farai amicizia con lui in un lampo. Sai, Inukashi è una persona in grado di comprendere gli altri. Sente l'odore della vera natura delle persone. Non importa quanto bene la travesti, sarà sempre in grado di notare l'arroganza e la stupidità al di sotto.
  'Ho un buon naso, specialmente per riconoscere l'odore di marcio. Può essere carne, avanzi di cibo, o le marce intenzioni di qualcuno, ma lo fiuterò in un attimo. Non puoi nascondermi nulla.'
  Ecco cosa mi ha detto una volta, ed è vero. Inukashi fiuterà qualunque cosa. È piuttosto strabiliante. Ed è per questo che penso gli piacerai. Sicuramente. Arriccerà la punta del naso, dicendo:
  'Hmmm. Shion, questa ragazzina è piuttosto fresca. Sembra buona da mangiare. Di sicuro non dovrei preoccuparmi di intossicazioni.'
  E si esibirà in uno dei suoi sorrisi furbi. Inukashi ha un modo molto schietto di parlare, e – sì, probabilmente ti sorprenderà finché non ti ci abituerai... ma lui non mente mai. Non si andrebbe mai contro il suo cuore. È una persona di cui puoi fidarti con tutta te stessa. Arriverai a comprendere ed accettare il suo modo di essere.
  Ah ah, posso quasi immaginarti porgergli la mano e vederlo afferrartela con un'espressione accigliata. Ed io sarò lì a guardare, cercando di non ridere.
  Poi c'è Rikiga-san. È piuttosto vecchio, e lui e mia madre a dire il vero si conoscono. Non è incredibile?
  Anche Rikiga-san ha un modo piuttosto rude di parlare. Ha anche il vizio dell'alcool. È un bevitore incallito, passerebbe a bere per l'intera giornata. Nezumi e Inukashi lo prendono sempre in giro per questo. Ma ascoltando il modo in cui lo prendono in giro, a volte esagerano così tanto che mi dispiace per lui. È vero che beve troppo, ma – come potrei descriverlo? -- ha anche lui i suoi lati piacevoli. Anche Rikiga-san possiede passioni ed emozioni, e posso percepirle da lui. È il genere di persona che non esiste in No. 6. Non sei d'accordo? Non c'è nessuno in quella città che mostrerebbe le proprie emozioni così apertamente. Nezumi dice che tutto quell'alcol ha allentato i freni alle sue emozioni, al punto che stanno costantemente sgorgando all'esterno, visibili per chiunque... e sì, anche Nezumi ha una lingua affilata, al pari di quella di Inukashi.
  C'è anche una ragazzina chiamata Karan. Esatto, ha lo stesso nome di mia madre. È la prima amica che ho trovato nel West Block. È ancora una bambina, ma è forte e intelligente, con un forte orgoglio. Adora i libri illustrati, e glie ne ho letti diversi. È passato così tanto dall'ultima volta che ne ho letto uno.
E più di ogni altro, devo parlarti di Nezumi. Voglio che tu sappia tutto di lui. L'ho incontrato quattro anni fa in una notte di tempesta. Fin da quel momento ho l'impressione di essere stato catturato da lui. Quando mi trovo con lui, perdo di vista me stesso. No, non è così. Vengo illuminato da una vivida luce. Forse per un istante sono accecato perché quella luce è così intensa. Ecco quanto è peggiorata la mia vista. Così debole da non poter distinguere nemmeno me stesso, cosa mi circonda, la mia verità. Safu, il suo – lo sguardo di Nezumi e le sue parole mi trafiggono. Mi trapassano, mi distruggono e mi salvano. Dalle sue mani, sono stato sciolto, plasmato e infuso con nuova vita.
  Safu, Safu tu sei la mia unica e sola, insostituibile amica. Sei un'amica importante, e nessuno può compararsi a te.
  Sono tanto crudeli queste parole? L'amore che hai per me e i miei sentimenti per te, saranno per sempre paralleli, senza possibilità d'intersecarsi?
  Perché devi essere così immaturo.
Sembravi seccata mentre lo dicevi. E hai ragione, sono immaturo, mi vergogno di me. Non posso reprimere le mie emozioni. Se solo avessi potuto amarti nel modo in cui desideravi... la mia unica e sola.... così cara....
  Gli ingranaggi giravano. Continuavano a sobbalzare, producendo uno sgradevole suono.
Creak creak creak, creak creak creak...
  Noi tre stiamo fuggendo. So che possiamo farcela.
  Superarono velocemente le colonne cilindriche. Era calmo e tranquillo. Solo i passi di due persone riecheggiavano – quelli di Nezumi e Shion.
  La porta scarlatta si aprì. Potevano vedere il corridoio deserto. Le porte erano completamente chiuse, e non vi era traccia di presenza umana.
  Safu si fermò.
  "Andate, presto." Disse puntando all'ascensore. "Lo controllerò finché posso, fino al tempo limite."
  "Capito." Nezumi entrò nell'ascensore. Stava ancora afferrando il braccio di Shion.
  "Safu, anche tu."
  "Questo il massimo fin dove mi spingerò. Shion, grazie infinite, e addio. Nezumi, anche a te." Safu sorrise.
  La porta si richiuse.
  "Safu, aspetta, Safu--"
  "Shion."
  Venne afferrato per la spalla e forzato a voltarsi. Un pugno affondò nello stomaco.
  "Gh.." poteva udire se stesso emettere un debole gemito. Il suo corpo collassò tra le braccia di Nezumi. Non perse coscienza, ma per un istante l'intero corpo si intorpidì. Non poteva muoversi.
  Stava venendo trascinato verso l'ascensore. Poteva sentire il respiro elaborato di Nezumi e il battito del suo cuore. Le porte dell'ascensore si aprirono, come per invitarli all'interno. Nezumi mormorò qualcosa. Shion non poteva udire cosa. Inciampò, perdendo equilibrio, e entrambi caddero nell'ascensore, con Nezumi che lo stringeva ancora tra le braccia.
  L'ascensore discese rapidamente.
  L'allarme di sicurezza stava ancora suonando.
  Allarme d'emergenza. Allarme d'emergenza.
  Livello 5. Livello 5.
  Evacuazione immediata. Evacuazione immediata.
  A tutto il personale, evacuare immediatamente.
  Livello 5. Livello 5.
  Evacuazione d'emergenza. Evacuazione d'emergenza.
  "--Safu," Shion singhiozzò soffocato, ancora al pavimento. Nezumi gli si accovacciò accanto, respirando affannosamente.
Non posso più reggermi in piedi, pensò. Sia il corpo che la mente avevano completamente perso le forze. Si erano completamente svuotati, eppure erano così pesanti. Aveva l'impressione di essere stato riempito di piombo fino alla punta dei capelli. Non poteva muovere nulla.
  ”Non... una parola ancora.” La voce di Nezumi, proveniva da qualche parte sopra la sua testa. Riecheggiando da un luogo lontano.
Nezumi, cosa ci faccio qui? Perché sono qui, crollato per la stanchezza, incapace di muovermi? Dov'è Safu? Perché l'hai lasciata? Dimmelo. Probabilmente mi diresti 'Non aggrapparti agli altri. Trova da solo le tue risposte.' Disprezzi le persone che si aggrappano agli altri troppo facilmente. Mi vergogno della mia debolezza. ,ma questa volta, ti prego, rispondimi semplicemente. Dammi la risposta corretta.
  Perché sono qui? Perché mi trovo qui, dopo aver abbandonato Safu? Dimmelo. Dimmelo, Nezumi.
  Mi sto aggrappando a te.
  L'ascensore si fermò bruscamente, e il suo corpo venne sobbalzato dall'impatto, ricadendo poi nuovamente al pavimento. La porta si aprì parzialmente, e poi cessò di muoversi. Le luci erano spente.
  Poteva udire dei tuoni in lontananza. Un secondo impatto lo colpì dopo poco tempo. Molto più pesante del primo.
Tuoni? No. Niente di simile. Questo è –
  Un esplosione gli intasò le orecchie. L'oscurità gravava su di lui.
  Reggendo le mani sulle orecchie, Shion lanciò un grido senza voce.


  L'ascensore si chiuse, cominciando a scendere.
  Safu era ferma in silenzio, guardandolo allontanarsi.
  All'improvviso, una voce gentile risuonò nelle sue orecchie.
  ”Sei tu, Elyurias.” I suoi occhi vagarono intorno, ma anche questa volta non trovò nulla. Non poteva vederla, ma la percepiva.


  Safu, era davvero la cosa giusta da fare? Sei davvero soddisfatta?


  Safu piegò il capo incerta. Portò una mano al petto, le lacrime cominciarono a spuntare inaspettatamente dagli occhi.
Vorrei poter piangere o gridare.
  Shion – Shion, sei andato via.
  Sei venuto fin qui per me. Pensavo mi sarebbe bastato, ma cosa sto sentendo ora? Cos'è questo turbinio d'emozioni?
Shion, Shion, perché è lui la persona accanto a te? Perché non posso esserci io? Perché il fato non mi ha concesso di vivere al tuo fianco? Se non ci fosse stato lui, avresti amato me al suo posto?


Non ti sarà stato concesso di vivere al suo fianco, ma avreste potuto morire insieme.


  Safu sollevò il volto, congiungendo le mani al petto.


Non lo hai mai desiderato, Safu?


A dire il vero, a dire il vero, ho desiderato.... che tu morissi con me, che spirassi qui insieme a me... Shion?


  Scosse il capo. Non aveva mai desiderato qualcosa di simile, neppure per un attimo. Nemmeno ora desiderava una cosa simile. Desiderava che Shion vivesse. Vivesse e cambiasse questo mondo. Desiderava che creasse un mondo in cui nessuno fosse forzato a morire di una morte tanto ingiusta.
Shion, vivi. Vivi la tua vita fino alla fine. Ti prego.
  ”Elyurias, cosa farai ora?”


Io? Cosa farò...?


  ”Sì. Anche tu sei stata liberata. Cosa farai d'ora in avanti?”
  Una risata risuonò per l'ambiente. Suonava come il vento che attraversa una distesa d'erba.


Aspetta e vedrai.


  Safu rabbrividì. Non era una brezza di pianura; sembrava sferzata da un gelido di neve. Un vento glaciale, che segnalava l'arrivo dei giorni più freddi d'inverno.


Safu, tu mi piaci. Forse … forse il mio incontro con un'umana come te si rivelerà molto significativo per me.


  ”Cosa intendi?”


  Chissà. Oh, è il momento. Devo andare. Addio, Safu.


  ”Addio.”
  Sì, era il momento. Safu chiuse gli occhi. Sentiva i caldi raggi del sole e il profumo della fragranza degli alberi. Poteva finalmente lasciare che un sorriso si allargasse sulle labbra.


Fine capitolo
note:
[1] William Shakespeare, Macbeth, traduzione preda dal sito http://www.readme.it/libri/3/3055270.shtml
[2] Nezumi qui cita un verso di Shakespeare tratto sempre da Macbeth. Il verso dice 'Stand not upon the order of your going, but go at once,' (da atto 3 scena 4), la traduzione ufficiale che ho trovato riporta il pezzo così: 'non badate all'etichetta, in quanto all'ordine con cui dovete uscire, ma uscite tutti insieme', ma non mi piaceva tantissimo così l'ho adattato. Traduzione da http://www.readme.it/libri/3/3055270.shtml
[3] Immagino siano pochi, ma per chi non conosce l'inglese... Mother= mamma, Grandmother= nonna. In giapponese sono stati usati i termini inglesi, da quello che ho capito dall'anime, mentre il testo da cui sto traducendo è inglese, quindi non ha problemi di specificare quando è in inglese e quando nella lingua del lettore... in altre parole se è confusionario non è colpa mia XD


31 luglio 2012

No.6 CAP 34 ITALIANO - parte seconda



  ”Scortarmi.... dove?”
  Non vi fu risposta. I due robusti ufficiali del Dipartimento, simili in altezza e ampiezza di spalle, rimasero in silenzio con le loro armi puntate contro Getsuyaku.
  Nulla avrebbe potuto parlare più forte del loro silenzio.
  La fine si stava avvicinando. Getsuyaku capiva che non si trovava una posizione adatta alla fuga. Ma non poteva cedere.
No. No.

30 luglio 2012

No.6 CAP 34 ITALIANO

Volume 7
CAPITOLO 5
Una gioia traditrice
Una profonda, indescrivibile gioia colmava il suo cuore, una gioia traditrice che tentava di nascondere a ogni costo, una di quelle cose di cui una persona si vergogna, nonostante la serbi con affetto nella propria anima...
-Maupassant, “una vita

16 luglio 2012

Capitolo 33 - parte seconda

Whoosh.
  Percepiva un vento leggero.
  Sentiva odore di fiori. Il lieve e dolce profumo dei fiori selvatici.
Whoosh.
  La brezza gli sfiorava le guance, carezzandogli i capelli sul viso.
Oh, ci siamo. E’…di nuovo quella scena.
  Aprì gli occhi.

9 luglio 2012

No.6 CAP 33 ITALIANO

Volume 7
Capitolo 4
Sei triste?
***
Sei triste?”
Lo sono.”
Non lo sei per davvero, vero?”
No, non lo sono.”
-Hoshi Shin'ichi, “Bokko-chan”, Short Short 1001 [1]

23 giugno 2012

No.6 CAP 32 ITALIANO

Volume 7
Capitolo 3
Le armi della ragione
 ma colui che, punto e colpito sul vivo da un offesa, si armasse delle armi della ragione contro quel furioso desiderio di vendetta, e dopo un grande conflitto arrivasse in fine a dominarlo, farebbe senza dubbio molto di più.
-Montaigne, Saggi, libro 2 capitolo XI.

1 giugno 2012

No.6 CAP 31 ITALIANO

Volume 7
Capitolo 2
***
Se l'animo umano
***
Se l'animo umano potesse completamente svanire, probabilmente una persona riuscirebbe a trovare maggior felicità. Eppure, anche così, l'umanità in ciascuno di noi ne prova terrore come verso null'altro. Per una persona, perdere le proprie memorie d'essere umano... quale assoluto terrificante, atroce e doloroso evento dev'essere!
-Nakajima Atsushi, Sangetsuki [1]


 Si era svegliata.
 Safu si era risvegliata e ora riusciva finalmente a comprendere tutto.
 Era finalmente consapevole di quanto le era accaduto.
Cosa hai fatto... che cosa hai fatto... che cosa hai fatto?
 ”Mio dio, Safu. Cosa c'è? Guarda come fluttuano le tue emozioni. Per quanto tempo intendi continuare ad agitarti in quel modo? Che ragazzina problematica, che spreco per la tua bellezza.” L'uomo ridacchiò. “Ah, scherzavo, scherzavo, un banalissimo scherzo. Non è affatto vero, non dar peso a quello che ho detto. Sei sempre bellissima, meravigliosa. E un enorme successo, anche. Finora, è andato tutto esattamente secondo i piani. E naturalmente, non vi saranno intoppi neppure in futuro.” Disse continuando a sogghignare.
 Dalla sua posizione accanto alla ragazza, l'uomo continuava a ridere.
 Demonio.
 Eri un demonio, allora...
 Perché – perché – per quale ragione mi hai fatto una cosa simile?
 ”Non sei solo meravigliosa, anche resiliente. Per me sei la persona ideale, Safu, lascia che te lo dica. In fin dei conti, non riesco a mentire con te. Al... al principio ho disposto che venissi prelevata solo perché avevo bisogno di un campione e pensavo di trattarti come un qualunque altro saggio. Oh, spero mi perdonerai, non voglio che tu mi disprezzi in quel modo. Non immaginavo saresti stata tanto forte e meravigliosa. Safu, tu mi hai stregato. Potrei ripeterlo milioni di volte. Tu sei il mio ideale – esattamente ciò che cercavo. Per questo farò di te una regina. No, qualcuno che prossimo a una divinità. Un'esistenza perfetta. Tu ed io governeremo il mondo insieme. Cosa te ne pare? Non ti sembra elettrizzante come idea?”
 Demonio.
Sei un demonio.
 Sta lontano da me. Sta lontano da me.
 Ma la sua voce non lo raggiungeva.
 L'uomo continuava a parlare con fervore, quasi posseduto. Le sue guance erano imporporate da un certo colorito, e proseguiva camminando in circolo, la schiena piegata lievemente in avanti.
 Sembrava un pesce in un acquario, che girava, e girava, girava e girava, nuotando in uno spazio ristretto. Girava e girava. Girava e girava.
 I piedi dell'uomo calpestavano silenziosamente il pavimento mentre continuava a parlare, forse più con se stesso che con Safu.
 ”Sei finalmente nelle mie mani. Il materiale ideale. Oh, Safu, non sono uno che crede nel fato; non credo in forze che superano i confini del potere umano, né che i cieli sono in controllo delle nostre vite. Ho sempre deriso e considerato assurde, cose del genere. Però – spero non riderai di me... Dopo averti incontrata, Safu, io, beh ecco... penso di credere almeno un po' nel così detto 'fato'. Forse è la verità, forse esiste davvero un Dio, e sta tentando in questo momento di consegnarmi un potere assoluto. Altrimenti, come spiegheresti che ti ho incontrata proprio in questo modo? Per questo farò di te una dea. Io possiedo il potere per farlo. Oh, già. Ieri ti ho detto che non hai più bisogno di un nome. Certo, sì, è così. Getta via il tuo vecchio nome, te ne conferirò uno degno di una dea.”
 I piedi e la lingua dell'uomo non mostravano alcun segno di volersi fermare.
 Proseguiva a camminare. Proseguiva a parlare.
 ”Ma certo, cosa ne dici...” I piedi dell'uomo si fermarono bruscamente e un sorriso gli si allargò lentamente sul volto. “Cosa ne dici di... Elyurias?”
Elyurias?
L'uomo riprese a camminare. Il sorriso beato ancora in volto. “Uno splendido nome, non lo credi anche tu? Indubbiamente, un nome adatto a una regina. Forse ancora più appropriato per qualcuno come te.”
Quest'uomo...
 Lo sguardo di Safu si strinse su di lui, fissandolo per la prima volta in modo adeguato.
 A primo sguardo, il viso sottile appariva gentile. L'età era difficile da identificare. A seconda di come la luce lo colpiva, poteva apparire molto giovane o incredibilmente vecchio. L'uomo si era completamente estraniato da ciò che lo circondava e continuava a crogiolarsi nel suo mondo, fissando nel vuoto e soliloquiando i propri sentimenti.
 Inebriato da se stesso.
 Quest'uomo era completamente assorbito in se stesso. Credeva che le proprie abilità fossero pari a un Dio. Era convinto che tutto gli fosse stato consegnato, che tutto gli sarebbe stato perdonato. Per questo... per questo aveva potuto farle qualcosa di simile.
 "Ancora un po'... Ancora poco e il mio progetto sarà completo. Tu eri l'ultima pedina. Grazie a te, i pezzi di cui avevo bisogno sono nelle mie mani. Sono finalmente al completo, senz'ombra di dubbio. Ora mi serve solo tempo. Altro tempo. Come ti senti? Vorrei ti sentissi a tuo agio, farei di tutto per questo. Dopotutto, sei una delle cose più importanti della mia vita, in questo momento.”
Li-....
 "Cosa? Safu, stavi dicendo qualcosa?”
Liberami. Fammi tornare chi ero prima. Permettimi di rivederlo.
 Le sue emozioni ribollivano rabbiose. Un vento che rombava nel suo cuore, ululando fragorosamente. Sentiva di voler gridare a pieni polmoni. Sentiva di voler piangere.
Voglio vederti.
 "Oh, cosa c'è? I tuoi valori stanno salendo. Avrai qualche problema nell'adattarti al nuovo ambiente, immagino. Hmm, pensavo che la transizione sarebbe stata più lineare. Oh, no, non intendevo incolparti per questo. Non esiste nulla al mondo per cui t'incolperei... dopotutto, sei il mio tesoro più prezioso. Ti spiacerebbe dormire ancora per un po'? Le cose dovrebbero migliorare, così. Hm? – Mother sembra d'accordo col mio giudizio. Dice che ti prescriverà qualche stabilizzante. Oh, già, non ti ho ancora parlato di lei. Sai, tu e Mother siete direttamente connesse. Mother ha il compito di monitorarti costantemente, in modo da adeguare le tue condizioni al massimo comfort e garantirti il miglior ambiente possibile. È per questo che... lo vedi? Dice che hai bisogno di riposare, adess..."
 Un campanello cominciò a suonare stridulo. Le rade estremità delle sopracciglia dell'uomo si sollevarono.
 ”Cosa? Una chiamata urgente... proprio ora? Che scortes– sì, sono io. Qual'è il problema? Oggi è l'Holy Celebration, non hai niente da fare coi tuoi stessi – cosa? Che hai detto? Spiegati meglio. In città? È accaduto in città... no, non può essere... sì, inviami il video. E anche i campioni, tutto quello che avete raccolto... sì, sto andando... cosa? Già trenta cadaveri? In un solo giorno... dunque è successa una cosa simile... ho capito. Basta così, andrò personalmente sul posto... sì, immediatamente, immediatamente.”
 Tutto il sangue era fuggito dal profilo dell'uomo. Le sue labbra erano pallide, secche, cadaveriche. Tremavano incontrollabilmente.
 ”Un errore. Dev'essere un errore. Non... non può essere accaduta una cosa simile. È semplicemente impossibile.” L'uomo stava praticamente urlando, uscendo dalla stanza in uno stato d'agitazione quasi innaturale. Ogni traccia d'eloquenza e disinvoltura di un attimo prima, svanite senza lasciare segno.
È accaduto qualcosa di simile in città, aveva detto l'uomo. Era accaduto qualcosa all'interno di No. 6? Qualcosa che eccedesse le sue predizioni...?
No. 6, il luogo in cui sono nata e cresciuta. Eppure ho sempre percepito un senso d'inquietudine dibattersi sotto la superficie. Un luogo così bello e confortevole, ma al contempo, così precario... la persistente sensazione che qualcosa fosse sul punto di accadere... è così che mi sono sempre sentita...
 Safu poteva sentire la rabbia cominciare gradatamente a placarsi.
 Si sentiva assonnata, talmente assonnata da avere la sensazione di svanire. Le era stato iniettato un sonnifero? Quell'uomo le aveva detto di essere connessa con Mother – cosa significava? Mother... oh, ho così tanto sonno.
 La sua coscienza si stava facendo confusa. Era diventato difficile pensare. In simili frangenti, c'era sempre una figura che riaffiorava nella sua mente.
Shion.
 Provò a invocare il suo nome. Shion sorrideva, annuendo debolmente. Non poteva essere un'illusione. La scena era così vivida, così concreta, come se fosse esattamente davanti ai suoi occhi.
Hei, Shion. Quand'è che è successo? Ricordo che il sole stava tramontando. Il vento era piuttosto gelido, non è vero? C'era stata la prima neve solo il giorno precedente, e il sentiero era completamente bagnato. Noi camminavamo fianco a fianco. Te lo ricordi? Non l'hai dimenticato, vero?
 Ed io stavo chiamando il tuo nome, non è vero?
 Shion.
 La ragazza chiamò di nuovo il suo nome e Shion, ancora una volta, le sorrise.
 ”Cosa c'è, Safu?”
 ”No... volevo solo..."
 ”Solo?”
 ”Volevo solo chiamare il tuo nome. Riflettendoci, 'Shion' è un nome davvero molto bello. È il nome di un fiore.”
 ”Avevi bisogno di rifletterci con attenzione per capire che ti piaceva?”
 La ragazza fece una piccola risata. “Allora, che fiore è uno 'shion'?”
 ”Uh... un fiore perenne, parte della famiglia Asteraceae, se non sbaglio. Lo stelo cresce fino a 1,5 metri d'altezza e fiorisce con capolini viola chiaro...” [2]
 ”Shion, non è una spiegazione sul fiore che volevo sentire. Informazioni del genere potrei ottenerle facilmente.”
 ”Cosa volevi sapere, allora?”
 ”Qualcosa che non potrei ottenere con altrettanta facilità.”
 ”Ottenere facilmente... hmm, sembra un indovinello. Se non volevi sentire del fiore Aster, allora... mhh, non ne ho idea. Cosa vorresti sapere, Safu?”
 Voglio sapere di te, Shion.
 Vorrei conoscerti meglio. Chi è stato a darti quel nome? Ti piace? Quand'è stata la prima volta che ti ho chiamato per nome? E la prima in cui tu hai chiamato me...?
Shion, non conosco ancora nulla di te.
 Conosco le tue abitudini, i cibi che ti piacciono, il modo in cui parli, la tua gentilezza e la tua forza... si, io li conosco. Li conosco molto, molto bene. Però, Shion...
 Chi è la persona che insegui? Al fianco di chi, aneli restare? Desiderando chi, il tuo cuore si strugge? Chi c'è dall'altra parte delle tue dita estese? Era così impossibile che potessi esserci io? Doveva necessariamente essere quella persona? Io non so nulla, quindi dimmelo. Vorrei fossi tu a parlarmene, Shion.


 Shion.


 Safu.
 Una voce udita all'improvviso. Scintille che esplodevano tra le nebbie della sua coscienza. Fiori scarlatti che spalancavano i propri petali. Un vento diradò la nebbia sospesa davanti ai suoi occhi e mentre lo scenario si espandeva sotto il suo sguardo, la sua coscienza faceva lentamente ritorno. La voce l'aveva richiamata indietro.
 Safu.
Chi sei? Chi mi chiama?
 Non era la voce di Shion. Né apparteneva alla sua defunta nonna, o ai suoi genitori. Una voce mai udita prima – non proprio una voce... un suono? Una melodia? Una brezza tra le alte fronde degli alberi, lo spruzzare gentile delle acque, il picchiettare al suolo della pioggia – ecco a cosa assomigliava. Era simile, eppure differente. Un suono che udiva per la prima volta.
Questa... è una canzone...? Qualcosa di meraviglioso, simile a una melodia...
 Safu.
Chi è? Chi mi sta chiamando?
 Sono io, Safu.
Chi? Chi sei tu?
 Io sono Elyurias.
Elyurias...


***


 ”Shion, ora piantala di dimenarti!” Inukashi schioccò la lingua mentre posava il bambino in un'enorme pentola colma d'acqua calda. Il bambino lo fissava con un largo sorriso, agitando braccia e gambe, e lanciando gridolini gioiosi. L'acqua calda schizzava ovunque, inzuppandogli l'orlo della camicia.
 "Smettila di fare il monello. Cavoli, certo che siamo proprio paffutelli, e?”
 Le mani, i piedi, e il suo pancino; l'intero corpo del bambino era pieno e soffice. Ogni dito, ogni capello sprizzava energia vitale.
Che tipo strano, diverso da qualunque bambino che conosco. Completamente differente. Talmente diverso che a volte mi ritrovo immobile a fissarlo.
 I bambini che Inukashi conosceva avevano sempre la Morte in agguato in loro attesa, pronta a balzare ai loro piedi da un momento all'altro. Vite strappate prima di avere l'opportunità per proteggere se stessi. Questi erano i bambini che lui conosceva. Malnutrizione, malattie, gelo; un letto non così differente da una discarica. Qual'era la percentuale di bambini che riuscivano a sopravvivere fino ai 5 anni d'età, nel West Block? Cinquanta percento? No, forse non raggiungeva addirittura il trenta. Alcuni venivano uccisi dai loro stessi genitori, in modo da avere una bocca in meno da sfamare. Inukashi ne aveva conosciuti un'infinità che sembravano esser venuti al mondo al solo scopo di morire. Per un breve periodo aveva seppellito bambini per vivere, anche se i suoi “Funerali” consistevano unicamente nello scavare una fossa dove sotterrare i cadaveri. Non era così differente dallo scavare una tomba per un cane. Riteneva che i bambini accompagnati dal cordoglio del padre o il dolore di una madre fossero ancora fortunati; molto spesso, era lui il solo a porgere l'estremo saluto. Nessuno lasciava una preghiera, o ancor meno un solo fiore per quel semplice sepolcro, un cumulo rialzato di terriccio sormontato da una pietra. Col tempo, persino la consapevolezza che si trattasse di una tomba sarebbe andata perduta.
 Solitamente i bambini morivano con le bocche leggermente dischiuse. Di rado, attraverso le loro palpebre socchiuse, poteva vedere un paio d'occhi sorprendentemente innocenti che lo fissavano assenti.
Certo. Non riuscivano neppure a reggersi in piedi. Figuriamoci se avessero avuto modo di macchiarsi.
 Il suo cuore non si era mai lasciato affliggere, ammucchiando il terriccio su un piccolo corpo. Non aveva mai avvertito dolore, né lacrime.
Buon per te che sei morto così presto. Sei stato fortunato. Non sarai costretto a soffrire ancora. Queste erano le uniche parole che avrebbe detto loro.
Hey, piccolo, per quanti mesi sei riuscito a sopravvivere? Due? Tre? Hai resistito per mezzo anno? È sufficiente, allora. Non pensarci nemmeno di reincarnarti, finiresti solo col rivivere lo stesso fato. Se lo desideri così tanto, torna come erbaccia che cresce ai margini di una strada, o come cucciolo, piuttosto. Saresti cento volte più felice. Mi hai sentito, non è vero? Non nascere mai più essere umano. Ecco un'altra cosa che avrebbe detto loro.
 Era il suo personale modo di porgere loro l'ultimo saluto.
 Nezumi avrebbe cantato. Una canzone di commiato per un'anima spirata quando ancora innocente – Inukashi ignorava se esistesse davvero una canzone del genere, ma sapeva che Nezumi l'avrebbe cantata. Ma sai una cosa, Nezumi? I morti non sanno che farsene di una canzone. Uno sul punto di morire potrebbe averne bisogno, ma un morto non più.
I morti tornano alla terra, trasformandosi nuovamente in suolo. Anche i bambini fanno lo stesso, e lo stesso faremo anche tu e io un giorno.
 Quando si rese conto che i propri pensieri si erano nuovamente spostati su Nezumi senza volerlo, Inukashi scosse vigorosamente il capo, incrociando l'indice e il medio. Era il suo personale portafortuna contro i demoni.
 Per Inukashi, Nezumi era qualcosa che rasentava un demone. Più detestabile della Morte stessa.
Fino a un certo punto, la Morte riesci anche a evitarla, ammesso che non abbassi mai la guardia. Puoi tenerla lontano, puoi ingannarla. Ma quello lì? Non si fa nessuno scrupolo a manipolare le persone, fino a spingerle con le spalle al muro. Ti coinvolge nei suoi pericoli, sbattendosene dei tuoi interessi e dei tuoi problemi. Arriverebbe a servirsi addirittura della merda di un cane, se potesse tornargli utile. È furbo, spaventosamente calcolatore, ed è capace di manovrarti a piacimento con una facilità impressionante. Ugh, ora basta. Se non avesse avuto quella sua abilità come cantante, non avrei mai avuto niente a che fare con lui. Mai. Oh – cavoli, ecco che lo penso di nuovo. Non devo prestargli nemmeno un secondo dei miei pensieri, o finirò per essere ingannato dalla sua diavoleria. Dovrei saperlo bene ormai – che diavolo mi prende oggi?
 ”Forza, Shion. Fa' anche tu gli scongiuri, così il demone non verrà a prenderti. Se finisci completamente soggiogato dai suoi incantesimi come il tuo Papà, non ci sarà più niente da fare. Ecco. Incrocia insieme le dita, così. Vedi?”
 ”Bah-booohh, boo-boo!” dal suo bagnetto Shion sollevò un gioioso gridolino. Era strano – un bambino davvero strano, indubbiamente. Nemmeno una traccia di Morte poteva vedere in lui.
 Nella loro stanza tra le rovine dell'hotel, le mura erano semi crollate, le finestre infrante e un gelido spiffero riusciva puntualmente a trovare la propria via fino all'interno dell'edificio. Un luogo solo vagamente più confortevole dell'esterno. Rikiga era riuscito in qualche modo a procurargli del latte, anche se bastava a malapena, e Inukashi era costretto a compensarne l'assenza con latte canino e brodo vegetale.
 Il bambino, probabilmente, era molto più fortunato della maggior parte dei suoi coetanei nel West Block, ma restava comunque gravemente deprivato.
 Eppure il piccolo Shion agitava manine e piedi costantemente euforico, ridendo e lanciando versetti verso Inukashi. La sua pelle era di colorito salutare, ed era pieno, paffuto, e sprizzante d'energia. Inukashi poteva persino giurare che il bambino fosse cresciuto negli ultimi due o tre giorni.
 I suoi occhi rilucevano di vita, la pelle era liscia e la voce energica. Il bambino sembrava quasi avvolto da un invisibile scudo, che lo proteggeva dai molteplici pericoli e innumerevoli malattie in agguato in quel mondo.
 Uno strano bambino.
 ”Hey, Inukashi,” lo chiamò una voce sgradevole, profonda e fangosa.
Cavoli, non dico di cambiarti la faccia, ma fa qualcosa almeno per quella voce, un minimo di classe...
 ”Cosa diavolo fai? Fermati immediatamente!” Un rumore di passi e Shion gli venne strappato dalle braccia. La pentola vacillò, schizzando acqua calda ovunque.
 ”Che problema c'è, mo'?” si lamentò Inukashi.
 ”Scherzi? Piantala immediatamente!” Rikiga strinse a sé il bambino nudo, ritraendosi lentamente. “Inukashi – hai davvero esagerato. Non è così che si comporta un essere umano.”
 ”Huh?”
 ”Non ti vergogni? Certo, sarai più un cane che un persona, ma non significa che non debba esserci un briciolo di buon senso in te.”
 ”Buon senso? Non che cazzate simili siano di qualche utilità, ma immagino di averne comunque più di te, vecchio.”
 Rikiga distorse il suo paonazzo volto ubriaco in un cipiglio, ritirandosi di un altro passo.
Cazzo gli piglia a 'sto vecchiaccio?
 ”Pensavo avessi più decenza, per un ragazzo-cane. Inukashi, non so quanta fame tu abbia per arrivare a compiere un gesto simile, ma mangiare un bambino? Devi essere davvero un mostro. Hai gettato via persino il tuo cuore umano?”
 ”Huh? Che diavolo vai blaterando?”
 ”Non fare il finto tonto con me. Tu – stavi cercando di bollire Shion. Volevi mangiarlo.”
 Inukashi fissò Rikiga per un lungo istante. Non batteva nemmeno le palpebre. Poteva sentire una risata adunarsi e solleticargli il petto.
 ”Co-cosa c'è di tanto divertente? Bastardo senza un briciolo d'umanità.”
 Dopo essere rimasto piegato in due dalle risate per diverso tempo, Inukashi si asciugò la bocca col dorso della mano.
 ”Ho riso così tanto da sbavare. Ah, vecchio, sapessi cosa ti sei perso! Fossi arrivato anche mezz'ora più tardi, ti avrei offerto dell'ottimo stufato di bambino. Da mangiarne fino a sazietà.”
 ”Co-come se avrei mangiato una cosa simile! Preferirei morire di fame, piuttosto. E poi, cosa stavi..."
 ”Un bagnetto.”
 ”Huh?”
 ”Gli stavo facendo il bagnetto.”
 ”In una pentola?”
 ”Ovvio. Quella è la pentola che uso per preparare da mangiare ai cani. È della dimensione migliore per fare il bagno a un bambino. Certo, se proprio insisti a volermi procurare una vaschetta d'alta qualità per il bagnetto, vecchio, sarei davvero lieto di usarla.”
 ”Uh.... io, bhe... ecco...”
 Inukashi scrollò le spalle con un gesto esagerato.
 ”Ma devo ammetterlo, non immaginavo t'importasse così tanto del piccolo Shion, vecchio. Sono sbalordito. Pensavo fossi gentile solo coi tuoi soldi, liquori e donzelle. Che sorpresa.”
 ”Certo che m'importa” disse Rikiga indignato. “Non sono mica come te, io. Possiedo ancora un decente animo umano. Non accomunarmi a gente come voi.”
 ”Gente come noi? Faccio parte anch'io di quel gruppo?”
 ”Tu ed Eve. Chi altri, se no?”
 Inukashi scrollò di nuovo le spalle. “E va bene, se ci tieni così tanto, perché non lo prendi tu?”
 ”Huh?”
 ”Ficcati il bambino sotto il cappotto e portatelo a casa. Riesco già a immaginare il perfetto adulto che diventerà, cresciuto da un vecchio gentiluomo come te. Una testa vuota all'altezza del tuo adorato Shion.”
 Rikiga scosse energicamente il capo.
 ”Non se ne parla, non posso farlo. Inukashi, perdonami. Non sei un bastardo disumano. Mi spiace d'averti messo allo stesso piano di Eve, quella volpe astuta. Ti chiedo perdono, sono davvero mortificato. Dev'esserci qualcosa che non va in me. Ahahah – ma certo, sì, un bagnetto. I bambini adorano fare il bagno! Non è magnifico, Shion? Sei contento d'essere stato trovato da una persona così gentile? Sei davvero fortunato.”
 Rikiga strofinò la guancia contro quella del bambino, che scoppiò prontamente in lacrime, spalancando la bocca, e irrigidendo gambe e braccia estese. Un vecchio cane assopito al di sotto del tavolo sollevò il capo, stringendo gli occhi con sospetto.
 ”Oh – hey, e dai, non piangere. Piantala d'agitarti, o rischierai di cadere.”
 Il bambino non smetteva di piangere. Singhiozzava, allungando le mani verso Inukashi. Il ragazzo lo strappò da Rikiga quasi di riflesso. Non appena le braccia si strinsero fermamente intorno al piccolo corpo, il pianto si fermò all'istante.
 ”Cavoli, così gli farai beccare un raffreddore. Se s'ammala è colpa tua, vecchio, gliele paghi tu le medicine. Devi avere freddo, huh, Shion? Ti rimetto subito in acqua. Ecco fatto, ora ti riscalderai.”
 Un paffuto braccino si estese, sfiorando la guancia di Inukashi con le dita.
 ”Mamma.”
 Le lacrime avevano lasciato segni rigati contro le piccole guance lisce.
 ”Mamma.”
 Inukashi si sentì stringere cuore e qualcosa agitarsi nel profondo del suo corpo. Si ritrovò quasi a trattenere il respiro alla calda, smisurata, travolgente emozione che stava crescendo dentro di lui.
 ”Mamma.”
Sì, Shion, lo so. Era solo uno scherzo. Uno stupido scherzo, perdonami. Va tutto bene adesso, sono qui. Non ti darò mai via a un ubriacone come quello.... no, non ti darò via a nessuno. Te lo prometto, Shion. Te lo giuro.
.
 Rikiga lanciò un occhiata al fagottino tra le braccia di Inukashi, esalando un respiro carico d'alcool.
 ”Mamma” ripeté facendo eco al bambino.
 ”Cosa, senti la mancanza della Mamma, vecchio?”
 ”Mia madre è finita sottoterra tempo fa. S'è entrata in quella tomba quando avevo 10 anni. Da allora non ha mai provato a uscirci.”
 ”Deve starci davvero comoda, lì dentro,” lo canzonò Inukashi. “E comunque, dubito le piacerebbe vedere com'è s'è rovinato suo figlio. Forse è per quello che preferisce non uscire.”
 ”Chi è che si sarebbe rovinato? Comunque, riguardo il piccolo Shion...”
 ”Cosa?”
 ”Ti ha chiamato Mamma.”
 ”L'ho sentito anch'io.”
 ”Ma perché proprio 'Mamma'?”
 ”Boh.”
 ”Mamma.”
 ”Vedi? L'ha fatto di nuovo.”
 Inukashi depositò Shion di nuovo nell'acqua calda. Doveva trovare il bagnetto piuttosto confortevole, dato il sorriso rilassato che aveva gli adornava il volto. Una radiosità che rievocava cose meravigliose, piacevoli, emozionanti.
Non avevo idea che i bambini fossero creature tanto adorabili.
 ”Ma perché 'Mamma', Inukashi?” Insistette Rikiga.
 ”I bambini chiamano 'Mamma' chiunque, vecchio. Difficile a credersi, ma persino tu piangevi in cerca della tua mammina diversi decenni fa. Smettevi di piangere quando ti piazzavano una moneta d'oro tra le mani anche allora, per caso?”
 ”Senti chi parla” rispose Rikiga. “Il bue che chiama cornuto l'asino, sei attaccato al danaro esattamente quanto me.”
 ”Hah, e stà zitto.”
Creature così adorabili. Non ne avevo idea.
 I bambini che aveva seppellito senza la minima emozione – nel gelido e duro terreno, nell'arido suolo battuto dal sole, nella terra resa melmosa dalla pioggia stagionale – solo ora per la prima volta, dedicava i propri pensieri a ciascuno di loro.
 Possibile che Shion non sia il solo? Forse, anche quel bambino era una creatura preziosa? Anche quell'altro? E quell'altro ancora...? Se è davvero così, allora... non avrebbero dovuto morire in quel modo... non ha senso. Che senso aveva dover morire tanto magri, con la pelle così aggrinzita da sembrare appartenuta ad una vecchia? Esalare l'ultimo respiro con occhi pieni d'innocenza, senza la più piccola traccia d'odio, senza conoscere nemmeno come si fa a odiare. Come quello che ho seppellito sotto quell'arbusto di caprifogli, o quello a cui ho scavato la tomba lì, nella terra rossa; o quello che ho seppellito avvolto negli stracci, o quell'altro, o quell'altro ancora, o quell'altro lì... – ciascuno di loro avrebbe dovuto essere più amato. Non sarebbe dovuto essere forzato a morire così.
Tu non morire, Shion. Devi vivere. Vivi e diventa grande. E soprattutto… impara a odiare, impara ad amare.
"Muh-muhhh."
 Inukashi sollevò il bambino tra le braccia, affrettandosi a rivestirlo. Come in attesa del suo turno, una cagna nera si tirò in piedi da un materasso, attraverso le cui cuciture strappate fuoriusciva imbottitura in cotone. Inukashi lo aveva pescato tra le macerie del mercato. Era sbiadito, consumato in più punti, e più somigliante a uno straccio che altro, ma guardandolo con attenzione era possibile scorgere un'adorabile decorazione di pulcini. Forse era appartenuto proprio a un bambino come Shion; forse, nel giorno della Caccia, il suo proprietario dormiva immerso nel mondo dei sogni in quello stesso materasso.
 "A te... tutto tuo adesso” disse al cane. Appena venne disteso accanto all'animale, il bambino si attaccò immediatamente alla sua mammella. Succhiava avidamente, emettendo piccoli gorgoglii dalla gola.
 "Piuttosto capellona come balia.”
 "Abbiamo tutte le fanciulle capellone che vuoi” rispose Inukashi. “Brune, rosse, candide, maculate. Interessato a una notte con una signora a tua scelta?”
 Rikiga ignorò il sarcasmo, abbandonandosi a un sospiro.
 "Un bambino nutrito con latte di cane... impressionante. Ma siamo sicuri andrà bene? Dio ce ne scampi, se tra poco comincerà ad abbaiare.”
 "Ha appena detto 'Mamma', no?”
 Rikiga fissò Shion, sospirando nuovamente.
 "Vecchio.”
 "Cosa?”
 "È tutto pronto?”
 Il viso di Rikiga si voltò lentamente verso Inukashi. “Sì.” Disse, puntando pigramente una sacca nera sul tavolo.
 "Ottimo. Andiamo, allora.” Inukashi sollevò la borsa che risultava piuttosto pesante. Rikiga corrugò le sopracciglia, riluttante.
 "Inukashi... perché non lasciamo perdere?”
 "Lasciar perdere?”
 "Dimentichiamoci dell'intera faccenda.”
 "Ce ne dimentichiamo, e poi?”
 "Ce ne strisciamo in silenzio, ciascuno nella propria tana. Non credi... sarebbe la cosa migliore?”
 "Ovviamente.” Sarebbe meglio per davvero. La penso così cento volte più di te, vecchio. Tornarmene nella mia tana e scordarmi di tutto...
 Quella sarebbe stata una fredda notte, anche se non gelida al punto da congelare. Con accanto i suoi cani sarebbe riuscito a sottrarsi facilmente al freddo, e qualche attimo prima si era riempito lo stomaco di vecchi biscotti e una buona zuppa di bietole. In altre parole, in questo momento potrei ritenermi piuttosto soddisfatto. Se potessi sdraiarmi coi miei cani e abbandonarmi a un sonno profondo...
 Sarebbe davvero bello.
 "Ho ragione, no?” continuò Rikiga. “Allora, perché non lo facciamo per davvero? Tu hai il piccolo Shion a cui pensare, è compito tuo proteggerlo. Se ti accadesse qualcosa, chi si prenderebbe cura di lui? Pensaci.”
 "Ci sono i cani, lo crescerebbero anche senza di me. Proprio come ha fatto la mamma.”
 "Sì, ma... Inukashi, parliamoci chiaramente. Io valuto la mia vita esattamente quanto te, non intendo immischiarmi in nulla di pericoloso. Appunto per questo...” proseguì esitante, “Lasciamo perdere. Dimentichiamoci dell'intera faccenda, come se non fosse mai accaduta. Cosa ne dici, eh?”
 "E cosa accadrà a Shion e Nezumi? Hai intenzione di abbandonarli?”
 "Quei due sono già morti, è impossibile siano ancora vivi. Si trovavano esattamente al centro dell'attacco, come possono essere sopravvissuti? Lo sai bene anche tu... è inutile, vorresti mettere in gioco le nostre vite per qualcosa di totalmente vano. Fermiamoci qui, dammi retta. È la cosa migliore, credimi.”
 "Vecchio.”
 Alla vista del suo sguardo, Rikiga tirò in dietro il mento.
 "–cosa?”
 "Basta chiacchiere. È quasi ora. Andiamo.”
 "Inukashi!”
 "Io vado. Se intendi tirarti indietro, vecchio, fallo pure. Sai che me ne frega? Però, la borsa viene con me.”
 "Perché, Inukashi? Perché sei così deciso ad adempiere al tuo dovere verso di loro? Hai sempre agito da solo, esattamente come me. Posso capire Shion, ma spingerti a tanto per uno come Eve...”
 "È uno di noi.”
 "Huh?”
 "Sono nostri compagni, non posso abbandonarli.”
 Gli occhi scuri di Rikiga si guardarono celermente intorno; la bocca distorta nell'espressione disgustata di qualcuno costretto a inghiottire qualcosa di amaro. Cominciò a grattarsi furiosamente il mento arrossato.
 "La tua battuta non fa nemmeno ridere” Rispose Rikiga aspramente. “Non hai il minimo gusto, al solo ascoltarti mi viene la nausea.”
 "Cavoli, con tutte quelle sbornie, il tuo stomaco sarà ormai un colabrodo. Ascolta il mio consiglio, lascia perdere gli alcolici, lo dico per il tuo bene. Anche se... probabilmente per te sarà già troppo tardi, ormai. Heheh, però, non sembravo piuttosto ganzo un attimo fa? Quasi adorabile, non trovi?”
 "Razza d'idiota. Non posso credere che riesci a sganciare certe frasi imbarazzanti con tanta naturalezza. Forse hai del potenziale, potresti diventare un attore come Eve. Non scherziamo,” sputò. “Una volpe è più che sufficiente.”
 Inukashi digrignò i denti in una risata deliberatamente volgare. La bocca di Rikiga si distorse ancora di più.
 "Gli unici 'compagni' che riconosci sono i tuoi cani” disse. “Hai sempre riposto scarsissima fiducia negli esseri umani. Continua a sparare castronerie simili e un giorno ti ritroverai con la lingua marcita.”
 "Ooh, non sia mai” rispose Inukashi sarcasticamente. “E va bene, parliamo con franchezza, allora. Tu per primo.”
 "Io–" cominciò Rikiga. “Bhe, come ho detto, preferisco lasciar perdere. Mi pare di avertelo già detto.”
 "Dici sul serio?”
 "Sono un uomo onesto, io. Non è mia abitudine mentire.”
 "Non riesco nemmeno a ridere alla tua battuta. Altro che lingua, occhio che non ti si marcisca e cada direttamente la mandibola. Quanti soldi hai speso per la roba dentro quella borsa, huh, vecchio? Nezumi te ne avrà certamente dati parecchi, ma nella migliore delle ipotesi saranno bastati a malapena per arrotondare le spese, tu stesso avrai.... no, probabilmente ci avrai anche rimesso. Se ora corri a nasconderti con la coda tra le gambe, avrai speso quei soldi inutilmente. La sopporteresti davvero una cosa simile? Certo che no. Sei davvero il tipo d'uomo capace di tirarsi indietro e accettare le proprie perdite? Hmm, persino un ragazzino puro e innocente come me lo trova difficile da credere.”
 Al fischio di Inukashi, un paio di cani distesi accanto alla parete scattarono in piedi. Fischiò una seconda volta, questa volta un tono vagamente più forte del precedente.
 Formando un cerchio con l'uomo nel mezzo, i cani circondarono Rikiga, senza emettere il minimo ringhio.
 "Non credere siano semplici cani un po' cresciutelli” disse Inukashi. “Questi sono stati addestrati come cani da guardia fin dalla nascita. Li ho addestrati personalmente, t'accorgerai che non si tratta di cani comuni. Come potrei definirli... certo, truppe d'élite, addestrate esclusivamente per l'offesa. Sono capaci di attaccarsi alla gola di un uomo – dio, persino a quella di una tigre, se gliel'ordinassi. Peccato non abbiamo tigri qui attorno... però, ci sono esseri umani.”
 Rikiga si afferrò la gola, indietreggiando. Un terrore pronunciato galleggiava nei suoi occhi arrossati.
 "Inukashi... ora basta col tuo stupido scherzo.” Era consapevole non si trattava affatto di uno scherzo. La sua voce era incrinata, la paura negli occhi ancora più accesa.
 Reprimendo qualunque emozione, Inukashi proseguiva in tono piatto. Una voce fredda e imperscrutabile può risultare molto più temibile di amarezza e aggressività; era stato Nezumi a insegnarglielo.
 "Solo Nezumi è riuscito a sfuggire loro, e non con facilità. Sono riusciti ad azzannargli una spalla, una ferita piuttosto profonda. Non ha emesso fiato, ma dev'essere stato piuttosto doloroso, immagino.”
 "Quell'Eve, huh... quale impresa.”
 "Hmph” Inukashi aspirò sdegnosamente col naso. “Se conosci trucchetti migliori di quelli di Nezumi potresti riuscire a cavartela, vecchio. Altrimenti..."
 "Come se fossi in grado di sgambettare a destra e a manca come Eve. Ultimamente, persino le scale mi lasciano senza fiato, non che sia qualcosa di cui vantarsi.” Rikiga sospirò profondamente, allentando la presa intorno alla gola. “E va bene, Inukashi, hai vinto. Siamo nel tuo regno, dopotutto. Potrei provarci quanto mi pare ma non sarò mai in grado di vincere.”
 "Ti senti in vena di sincerità adesso?”
 Rikiga lanciò un'occhiata al suo volto, come per studiarne l'umore.
 "Cominci a somigliare sempre più a Eve. Non lasciare che ti avveleni, non ne ricaverai niente di buono. A dire il vero, potrebbe essere già troppo tardi ormai.”
 "Quello era il consiglio più utile che m'hai dato da quando ti conosco, vecchio. Grazie, ma non hai da preoccuparti. Finita questa storia, mi libererò di lui una volta per sempre.”
 Questa era la sua onesta intenzione.
 Inukashi non amava avere a che fare con Nezumi. Non riusciva a leggerlo, né a comprenderlo; ciononostante, Nezumi esercitava uno strano magnetismo su di lui, si era ritrovato imprigionato nella sua rete. Proprio come aveva detto Rikiga, si era lasciato avvelenare.
Pericoloso, quel tipo è estremamente pericoloso. Devo liberarmene.
 "Liberartene? Intendi andartene?” domandò Rikiga.
 "Mai. Questo è il mio regno, non lo lascerei per nessuna ragione. Non abbandonerei questo luogo nemmeno se l'esercito di No. 6 in persona venisse a buttarlo giù. Me ne libererò, ma non sarò io ad andarmene, sarà lo stesso Nezumi a farlo.”
 "Eve?”
 "Yup. Quell'attore imbroglione.” Inukashi si leccò le labbra asciutte. Il cane che accudiva Shion si esibì in un largo sbadiglio.
 "Quello è un vagabondo. È apparso in questo luogo dal nulla, decidendo all'improvviso di fermarsi. Prima o poi, tornerà a girovagare di nuovo. È come una nuvola capricciosa, si scatena per un po' con la sua pioggia, per poi sparire oltre le montagne.”
 "Capito. Dunque è questo che pensi di lui.”
 "Quello che mi aspetto che faccia.”
Io vivrò in queste terre per il resto della mia vita, ma lui probabilmente svanirà un giorno.
 Un istinto che avvertiva fin nelle viscere. Non disponeva di prove, né aveva udito nulla dallo stesso Nezumi. Si trattava di una semplice sensazione, ma sospettava di non essere così lontano dalla realtà.
Come nuvole che attraversano il cielo guidate dal vento, come petali cosparsi sulla superficie di un fiume... allo stesso modo, prima o poi, svanirà dalla nostra vista.
Non vedo l'ora.
 "Bhe, ora basta parlare di Nezumi. E basta parlare anche di me. Non rimani che tu, vecchio. Allora? Perché hai cercato di distrarmi dal piano? Perché spingerti fino a quella patetica farsa per farmi lasciar perdere?”
 Rikiga corrugò le labbra come faceva spesso il piccolo Shion. Su di un bambino paffutello il gesto risultava adorabile, ma su di un uomo di mezz'età arrossato dall'alcol poteva essere piuttosto rivoltante. Inukashi distolse lo sguardo.
 "Mi hai frainteso” insistette Rikiga, “Temo solo per la mia vita. Me la sto facendo sotto dalla fifa, a dire il vero. Ero seduto in compagnia di qualche bicchierino, e più ci pensavo, più mi sentivo terrorizzato all'idea di quello che stavamo per fare. Non riuscivo a pensare ad altro se non al fatto che non volessi morire, al punto da diventare insopportabile... non so se per via dell'alcool, ma ultimamente ho l'impressione che una volta che la testa si fissa su un pensiero, non riesco a farla smettere di lavorare. Finisco per fossilizzarmi sempre di più. Lo sai, Inukashi, probabilmente non mi resta molto da vivere.”
 Abbassò le spalle, avvilito. I suoi occhi assunsero lo sguardo pietoso di un cucciolo bagnato fradicio. Inukashi aveva provato pena per cuccioli bagnati fradici in passato, accogliendoli spesso addirittura sotto la sua ala protettiva; ma non con gli umani. Ed era ancor meno propenso se l'umano in questione portava con se un carico emotivo.
 Inukashi schioccò le dita.
 Un enorme cane nero si accovacciò in posizione d'attacco, denudando i canini con un ringhio minaccioso. Lo sguardo puntato apertamente alla sua gola.
 Rikiga lanciò un grido terrorizzato. “Ehi, piantala.”
 "Non ho tempo per le tue sceneggiate, vecchio. Basta così, ne ho avuto abbastanza. Un'ultima una domanda, con la gola squarciata non potrai più rispondere, nemmeno se lo volessi.”
 "No-non sto forse parlando anche adesso?”
 "Vecchio, sei stato tu stesso a dirlo – il giorno prima della Caccia. Quando ho detto di volermi tirare indietro, hai cercato di fermarmi in tutti i modi. Ma oggi, dici che sarebbe meglio per tutti e due non avere niente a che fare con questa faccenda. Un bel cambiamento, non credi?”
 "Io sono una persona inconsistente. Lo sono sempre stato.”
  Il cane nero spalancò di scatto le fauci. Zanne affilate spuntarono in mostra, e saliva cominciò a grondare sul pavimento. Se ne poteva quasi udire il ritmico gocciolio.
 Rikiga schioccò la lingua. “Tsk. Sono troppo vecchio farmi minacciare da un moccioso ragazzo-cane come te. E va bene, parlerò. Era quello che volevi, no? D'accordo allora. Dannazione, che seccatura...”
 Rikiga estrasse dalla tasca una piccola bottiglia di whisky, prosciugandola in un singolo sorso, e lasciandosi scappare un sonoro rutto.
 "Chiedo perdono per l'insolenza, maestà,” disse sarcasticamente. “Dunque, Inukashi – riguardo i presunti strani incidenti che si sarebbero verificati in No. 6. Sembra sia tutto vero. Pare siano cominciati all'improvviso, non m'aspettavo una simile serie d'eventi. Ammetto che mi ha preso del tutto alla sprovvista.”
 "E cos'è che sarebbe successo all'improvviso?”
 "Dentro quelle mura, sembra che la gente abbia cominciato a morire a destra e a manca.”
 "Residenti della Città Santa?”
 "Sì. Oggi era – com'è che lo chiamano... il Giorno Santo, una qualche festività particolare per onorare la fondazione della città, hai presente? La gente accorsa per le celebrazioni ha cominciato a collassare una ad una. Pare non ne sia sopravvissuto nemmeno uno, sono morti tutti quanti. Tutti quelli che erano presenti.”
 "U–Un incidente? Tipo una fuga di gas tossico o qualcosa di simile..."
 "Una cosa simile comporterebbe la morte di un gran numero di persone in un unico luogo, ma sembra che la commozione sia avvenuta in ogni parte della città.”
 "Allora cosa – terroristi?”
 "Terroristi? Perché, sono mai esistite organizzazioni terroristiche in No. 6? Quella è la città-stato più scrupolosamente monitorata mai esistita. Una città che distrugge tutto ciò che reputa indesiderato, fino all'ultimo scarafaggio. È praticamente impossibile che possano esistere terroristi.”
 “Allora cosa?”
 "Non ne ho idea. Ho dato solo un'occhiata alle notizie che trapelano da No. 6. Dicevano che un qualche tipo d'incidente s'è verificato nel mezzo delle cerimonie, causando la morte di civili. La cerimonia è stata sospesa a metà.”
 "E da dove hai tirato fuori quel 'morti a destra e a manca'? Sicuro di non stare delirando, vecchio?”
 Le labbra di Rikiga si piegarono in un sorriso compiaciuto. “Lo sai, ho avuto un lungo rapporto con quella città, possiedo la mia rete d'informazione. Ma, beh... non che sia completamente affidabile, a dire il vero. A ogni modo, se i media hanno parlato di 'alcune morti', devono essercene state decine. Se affermano che non ne è chiara la causa, significa che non ne hanno la più pallida idea. Però, stiamo parlando di No. 6, casa di alcune tra le più brillanti menti scientifiche, cosa diavolo sta accadendo che non sono in grado di risolvere?”
Cosa sta succedendo? Il pensiero gli attraversò la mente per un istante, ma la risposta restava tuttora avvolta nella nebbia. Non riusciva a venirne a capo.
 "E tu conosci la risposta, vecchio?”
 "Io? Ovviamente no. Fossi stato così abile, non sarei stato qui a farmi minacciare dai tuoi cani. Però – pensaci, Inukashi. Quell'arrogante città si sta spingendo da sola con le spalle al muro, incapace di affrontare i problemi che stanno avvenendo al suo interno. Non ti senti elettrizzato?”
 "Bhe, sì...” disse Inukashi piuttosto esitante.
 Il sorriso di Rikiga si allargò ancora di più. Sembrava genuinamente felice. Inukashi riconobbe la stessa faccia che avevano i suoi cani quando ricevevano una costata di maiale.
 "Non è la prima volta, Inukashi? No. 6 non è mai stata così in preda alla confusione... è la prima volta. Forse accadrà proprio come ha detto Eve, forse No. 6 non resisterà ancora a lungo. Crollerà davvero dall'interno.”
 "Già...”
 "Lo sai, non ho mai creduto alle parole di quell'ingannevole attore. E nemmeno tu, mi sembra.”
 "No.”
 "Ma questa volta, forse non ha detto il falso. La città potrebbe essere davvero sul punto di cadere, proprio come aveva predetto Eve. I segni ci sono tutti, e si stanno facendo via via più evidenti. Se è la verità... presto il grande terremoto s'abbatterà su di lei – “ [3]
 Rikiga batté sonoramente le mani come per schiacciare qualcosa di invisibile.
 " – e la raderà al suolo.”
 "Ahh, ora capisco” disse Inukashi. “Tu credi alle parole di Nezumi, vecchio. Credi che la Città Santa possa cadere davvero, così come il Penitenziario. Credi possa verificarsi per davvero e non trattarsi di una semplice favoletta. Il che significa che anche i presunti lingotti conservati nel basamento del Penitenziario comincino a suonarti molto più reali, insieme alla possibilità di mettere le mani su quel tesoro. La possibilità continua a prendere sempre più quota.”
 Inukashi puntò un dito al cielo. Rikiga si voltò.
 "Ma poi hai cominciato a sentirti riluttante” proseguì Inukashi. “A condividere tutto quel ben di dio con me. Più ci pensavi, più non avevi voglia di dividere il malloppo, così per poter avere piene pretese sul quell'oro, hai inscenato quella pagliacciata. Sei senza speranze, vecchio. Altro che alcool, è stata l'ingordigia a intaccarti il cervello, riducendotelo in poltiglia.”
 "Non che tu sia da meno. Sembravi bramoso quanto me di quei galloni dorati. Ti stavi già leccando le dita.”
 "Già, sono piuttosto avido, hai ragione. Non nego che il pensiero dell'oro mi lasci con la bava alla bocca; ma permettimi di dire, finora ho cercato di mantenermi neutrale. Ero abbastanza dubbioso che nel basamento ci fosse davvero oro, ma se ti spingi al punto di fare la commedia pur di averlo tutto per te, allora... heh heh, penso proprio di crederci un pochino. Hai detto di aver avuto la tua informazione da una ragazza chiamata Suru, giusto?”
 "Già. I dirigenti di No. 6 sono clienti ideali. Una storia raccontata a letto ad una prostituta è destinata a essere attendibile.”
 "Capito. Quindi, nello stesso momento, No. 6 viene spazzata via e noi diventiamo ricchi. Sembra grandioso. Talmente grandioso che cominceranno a spuntarmi fiorellini sulla testa, tra poco.”
 "Se tutto va bene.”
 "Che? Ehi, ora non fare il guastafeste, ne ho abbastanza dei tuoi melodrammi.”
 "Non è questo.” Rikiga avanzò verso il davanzale, seguito silenziosamente dai cani.
 "Inukashi...”
 "Cosa?” scattò Inukashi. “Dobbiamo andare, o..."
 "Pensi finirà davvero distrutta?” Un bisbiglio appena udibile. “No. 6, credi scomparirà sul serio dalla faccia della terra?”
 "Chi lo sa.” Quella era l'unica risposta che aveva. Fissando fuori dalla finestra, Rikiga continuava a borbottare. Probabilmente, la sua risposta non lo aveva raggiunto.
 "Ma... se dovesse succedere davvero... cosa apparirà al suo posto?”
 "Huh?”
 "Un mondo senza No. 6... una volta scomparsa quella cosa, cosa pensi accadrà? Cosa credi verrà fuori dalle sue ceneri?”
 Inukashi si sentiva come se qualcuno lo avesse colpito violentemente sulla spalla. Inalò un respiro, aveva l'impressione di aspirare piccoli pezzetti di vetro insieme all'aria. Il petto gli pizzicava dolorosamente.
 Un mondo senza No. 6. Il suo 'dopo'.
 Non ci aveva mai pensato.
 Non riusciva nemmeno a immaginarlo.
Cosa accadrebbe?
 Rinforzò la presa intorno alla manica della borsa.
 "Non ne ho idea. Conosco solo una cosa per certo.”
 Rikiga si voltò verso di lui, battendo gli occhi.
 "Il denaro è sempre denaro. No. 6 potrebbe scomparire domani o durare altri mille anni, non ha importanza. Non importa cosa appare al suo posto, quell'oro resta comunque una montagna di soldi, e questo non cambierà mai.”
 "Capisco.” Rikiga scosse il capo con un ampio sorriso. “Sei un tipo tosto, tu. Aha, anche più di Eve, forse. Dovrei stare attento al cane anziché alla volpe, eh?”
 L'ambiguità era completamente svanita dal suo tono e il volto era tornato quello dell'alcolizzato che Inukashi ben conosceva. L'espressione di un uomo avido e codardo, che soleva indugiare in alcol e donne, che non viveva di sogni – ma solo nella dura realtà. In qualche modo, Inukashi si sentiva addirittura sollevato.
 "Andiamo, vecchio.”
 "Sì” questa volta Rikiga rispose prontamente, cominciando a camminare. Allo schioccare delle dita di Inukashi, un paio di cani li precedettero correndo fuori dalla stanza.
 "Porti anche loro?”
 "Sì. Saranno molto più utili del contenuto di questa borsa.”
 Il piccolo Shion cominciò ad agitarsi. La cagna voltò il capo, cominciando a leccare il piccolo con un tocco caldo e gentile. Inukashi ricordava un simile tocco. Il bambino si sarebbe addormentato a momenti, probabilmente.
Ci vediamo, Shion. Resta qui e aspettami. Fa' il bravo bambino e tieni d'occhio la casa insieme ai cani mentre sono via.
Tornerò.
 Tornerò da te, un giorno.
 Tu aspettami.
 ”Mamma, mamma, mamma” si sentì chiamare un attimo prima di uscire dalla stanza. Inukashi chiuse gli occhi, chiudendo lentamente la porta dietro di sé.
-fine capitolo-
Note:
[1]tradotto da me. Googlando, ho trovato che Sangetsuki corrisponde a una novel intitolata “Tiger Poet”, uno dei più famosi racconti studiati nelle scuole. Qui c'è una piccola trama a chi interessa :
[2] il nome capolino non l'ho inventato... http://it.wiktionary.org/wiki/capolino notare il “fiori di Asteraceae” accanto....
[3] mi sento male solo a parlare di terremoti, chiedo scusa a chiunque possa sentirsi male o offeso...